L’insieme delle nostre attività quotidiane ci rende tutti responsabili dell’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera, nota anche come impronta ecologica. La nostra specie sta generando più emissioni di quante il pianeta ne possa assorbire e tutta la CO2 in più contribuisce ai cambiamenti climatici. Anche attività apparentemente innocue come la navigazione online contribuiscono quotidianamente a far crescere la nostra impronta ecologica. Nonostante il traffico web resti invisibile, i giganteschi data center che lo gestiscono e smistano in tutto il mondo sono visibili eccome...

di Paolo Piacentini.

Si sciolgono i ghiacciai, addirittura spariscono come quello del Calderone sul Gran Sasso o altri molto più vasti sull’arco alpino. L’Ipcc continua a pubblicare scenari catastrofici con tempi molto più ravvicinati del previsto, il fenomeno Greta è ormai planetario ed inaspettatamente arriva la bella sorpresa di un Ministro che scrive a presidi ed insegnanti per giustificare lo sciopero di oggi. Tutto questo però non basta, come non è certo sufficiente inserire l’ecologia nella Costituzione...

di Gino Scarsi.

A leggere le tesi del professor Anthel, del MIT di Boston, c’è da rimanere allibiti. Il prof - con una sequela impressionante di dati, grafici ed equazioni algebriche - dimostra scientificamente che, considerando la predisposizione umana a perseguire la crescita e che questa porta inevitabilmente al default ambientale, è meglio arrivarci il più in fretta possibile. Riducendo il messaggio in soldoni: BOTTO CLIMATICO SUBITO!...

di Francesco Gesualdi.

A leggere i giornali eravamo di fronte a una rivoluzione. A leggere i documenti di prima mano si capiva che eravamo di fronte all’ennesima dichiarazione tutto fumo e niente arrosto. Il riferimento è alla notizia apparsa il 20 agosto scorso veicolata addirittura da Jamie Dimon, comandante in capo di JP Morgan, una delle più grandi banche d’affari del mondo. In tono trionfalistico annunciava che lui e altri 180 capitani d’impresa avevano firmato una nuova carta etica in cui affermavano che il “proposito di un’azienda” non è più soltanto o soprattutto il profitto, ma la tutela dei consumatori, dei lavoratori, dei fornitori, delle comunità locali. E a benedire il tutto la Business Roundtable, una delle più potenti organizzazioni imprenditoriali statunitensi...

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