«La crescita economica è strettamente collegata all’aumento della produzione, del consumo e dell’uso delle risorse e ha effetti dannosi sull’ambiente naturale e sulla salute umana. È improbabile che un lungo disaccoppiamento duraturo e assoluto della crescita economica dalle pressioni e dagli impatti ambientali possa essere raggiunto su scala globale; pertanto, le società devono ripensare a cosa si intende per crescita e progresso e il loro significato per la sostenibilità globale»...

Viviamo in un mondo all'insegna delle diseguaglianze? No, ci mancherebbe! E che non ci venga in mente di dubitarne, ad esempio, riflettendo sul fatto che, poche settimane fa, un'asta Bolaffi ha aggiudicato - per la modica cifra di 100.000 euro - una preziosa bottiglia di vino. Di vino, già. Una doppia magnum (3 litri) di Romanée Conti Grand Cru 1990...

di Alessandro Mortarino.

Nei giorni scorsi la prestigiosa rivista "Nature" ha pubblicato la sintesi di uno studio condotto da un team del Weizmann Institute of Science a Rehovot (Israele), guidato dal professor Ron Milo, che rende ancora più comprensibile il peso dell'impronta ecologica impresso dall'uomo nel ciclo di vita del nostro "affaticato" pianeta...

di Alba Tecla Bosco.

Nel 2003, la campagna internazionale Boycott the war- Boycott Bush contro la guerra e l’occupazione dell’Iraq prendeva di mira varie multinazionali petrolifere, agroalimentari e farmaceutiche. Non mancava la Pfizer, per via del sostegno alla campagna elettorale del presidente in carica. Anche se, come tutta Big Pharma, i finanziamenti sono andati via via a candidati repubblicani e democratici. Sempre sul fronte iracheno, dopo diversi anni Pfizer e varie sue sorelle (AstraZeneca, Roche, Johnson Johnson) vengono citate in giudizio dai familiari di soldati statunitensi uccisi in Iraq. Una stranezza che si spiega così: le aziende, per farsi largo su questo nuovo mercato, offrivano somme elevate a funzionari del ministero della salute, i quali però sarebbero stati legati con gruppi armati anti-Usa...

E' di pochi giorni fa la netta presa di posizione delle associazioni italiane aderenti alla "Coalizione Cambiamo Agricoltura" contro il disastroso accordo tra le maggiori forze politiche del Parlamento UE sulla riforma della PAC-Politica Agricola Comune (cioè l'insieme delle regole che l'Unione europea, fin dalla sua nascita, ha inteso darsi riconoscendo la centralità del comparto agricolo per uno sviluppo equo e stabile dei Paesi membri). Accordo ritenuto in palese contrasto con gli obiettivi delle Strategie europee "Farm to Fork" e "Biodiversità 2030", che appare come una resa incondizionata alle grandi lobby dell'agricoltura "avvelenata"...

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