
Asti dà il nome ad un buon numero di vini: l’ASTI, che è il vino italiano più famoso nel mondo, e poi ci sono la Barbera d’Asti, il Grignolino d’Asti, il/la Freisa d’Asti, il Dolcetto d’Asti.
La quasi totalità dei vini della nostra provincia è accompagnata dall’indicazione “d’Asti”, senza contare che l’ASTI (moscato e spumante) è prodotto in egual misura anche nelle province di Alessandria e di Cuneo.
Non c’è amministratore pubblico che non abbia inserito nel proprio programma elettorale o di governo la “valorizzazione del territorio”. Come pensate possa conciliarsi quest’aspetto con l’insediamento nel nostro territorio di un inceneritore per rifiuti ?
Nella seconda metà degli anni ’80 e agli inizi degli anni ’90 si discusse molto in Piemonte, e non solo, sull’opportunità di insediare nel sito dell’Acna di Cengio un inceneritore, il cosiddetto “Re.Sol.” (recupero solfati), per avviare la bonifica di quel sito.
In prima linea, a fianco dei cittadini della Val Bormida, contro quell’impianto si schierarono i viticoltori Albesi e le Organizzazioni Professionali Agricole. Il motivo che li spinse a questa battaglia non fu, o quanto meno non fu solo, la solidarietà verso i vicini valligiani ma la paura che quell’impianto danneggiasse il mercato dei loro vini.
Ora se c’è una cosa che abbiamo sempre invidiato, o ammirato, ai Francesi prima e agli Albesi poi è la capacità di promuovere i loro prodotti. Non ci dice nulla il fatto che i viticoltori “du Tricastin” vogliano cambiare denominazione alla loro DOC e che gli Albesi si opposero all’inceneritore di Cengio ?
In questi giorni è stata celebrata dai giornali l’introduzione della “g” nella DOC della Barbera che è quindi diventata Barbera d’Asti DOCG (Denominazione d’Origine Controllata e Garantita). Non pensate che al primo problema, piccolo o grande, che dovesse esserci all’eventuale inceneritore, questo possa ripercuotersi negativamente sul mercato dei nostri vini che, a parte qualche felice eccezione, non godono già oggi di ottima salute ?
Davvero volete andare oltre la “g” e inserire nella denominazione anche la “i” (denominazione d’origine controllata garantita e incenerita)?
E’ questa la valorizzazione del territorio cui pensano Galvagno e Armosino ?