di Marco Pagani, Movimento Stop al Consumo di Territorio di Novara.
Finalmente anche in Italia si inizia a parlare di consumo di suolo fertile. L’Ispra (Istituto Superiore di Ricerca e Protezione Ambientale) ha rilasciato nei giorni scorsi un comunicato stampa in cui riassume la grave situazione italiana. In poco più di 50 anni il suolo artificiale nel nostro paese è passato da 8.400 a quasi 21.000 km² quadrati, un’area grande quasi come la regione Emilia Romagna, con un ritmo abbastanza costante di 228 km²/anno ...
Se questo numero non ci dice molto, diciamo che è equivalente a 62 ettati al giorno, 434 m² al minuto o 7,2 m² al secondo. Si tratta di terreno fertile che viene irreversibilmente distrutto, dal momento che sono occorsi secoli per la sua formazione.
Il suolo asfaltato e cementificato occupa il 7% del territorio nazionale; il dato è più grave di quanto può apparire a prima vista, dal momento che il consumo di suolo è massimo in pianura (23% del territorio) e minimo in montagna (35% del territorio).
La regione più devastata è la Lombardia (12%) seguita a ruota da Puglia, Veneto e Campania (tra il 10 e l’11%).
L’occupazione di suolo fertile non è motivata dalla crescita demografica: il suolo artificiale è cresciuto da 170 a 340 m² pro capite, raddoppiando nell’arco di due generazioni. Non si tratta quindi di abitazioni, ma soprattutto di capannoni, parcheggi, centri commerciali, svincoli, aeroporti, cave e discariche.
Questa distruzione di terreno fertile ha comportato una perdita di produzione agricola pro capite equivalente a circa 60 kg di grano all’anno.
E’ opportuno ricordare che l’Unione Europea per la prima volta si è posta l’obiettivo (ancora piuttosto blando) di azzerare il consumo di suolo entro il 2050.
Se volete saperne di più sul problema e su cosa è possibile fare, vi invito caldamente a visitare il sito del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio: http://www.salviamoilpaesaggio.it
Tratto da: http://www.ecoblog.it/