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Vigna e Dintorni: camminare per conoscere PDF Stampa E-mail
Sabato 22 Ottobre 2016 20:10


Un gruppo di vignaioli ha avviato a Costigliole d'Asti un singolare progetto di agricoltura «naturale» che unisce le sperimentazioni sul campo di buone pratiche agronomiche sostenibili con percorsi di divulgazione indirizzati a viticoltori professionali ma, anche, a semplici hobbysti. Il progetto (che prevede di potersi estendere in diverse aree del Piemonte viticolo comprese tra Roero, Langhe e Monferrato) si concentra su agroecosistemi consolidati, sempre più lontani dal concetto di aree seminaturali, fortemente specializzati e che nel tempo hanno perso - o rischiano di perdere a breve - le ultime connotazioni, comprese le tracce degli antichi appoderamenti, i sesti di impianto caratteristici che sono destinati a mutare  per rispettare le esigenze di un´agricoltura meccanizzata ...

Nelle zone del territorio in esame, a preponderante vocazione viticola, è evidente il fenomeno di un generale rinnovamento degli impianti, con progressiva eliminazione di qualunque presenza vegetale estranea alla vite anche sulle aree marginali del fondo.  
I paesaggi esclusivamente vitati se, da una parte, possono suscitare una sensazione di ordine e cura per la geometria dei filari, dall’altra rappresentano una "banalizzazione ecologica" che si traduce non solo in una maggiore fragilità dell'ecosistema ma anche in una maggiore monotonia percettiva.
Si tratta, pertanto, di spazi in cui sussiste la necessità di concorrere, mediante impianti o misure di conservazione di vegetazione arboreo-arbustiva, ad arricchirlo di contenuti tanto sul piano visuale che su quello ecologico e funzionale.

La «palestra» di questa sperimentazione in campo è una piccola vigna recentemente inaugurata: circa 600 metri quadrati (poco più di un modesto orto) allevati a Guyot capovolto - cioè con il classico sistema di legatura ad archetto, sostenuto da grossi pali di legno - sulla collina di Costigliole d'Asti che guarda San Michele. E' stata battezzata «Serranassone26» da Mariuccia Carla Cirio, biologa, esperta di tematiche ambientali, ex funzionario dell’Arpa, titolare dell'appezzamento e ideatrice dell'iniziativa.

Può apparire come un´operazione anche "banale". Ciò che lo fa diverso è lo spettro ampio di una visione consapevole, che colora questo piccolo impianto all'intersezione di tre dimensioni:
1) Paesaggistica
2) Ambientale/naturale
3) Economica.


Paesaggistica
E´ stato ricostruito a sostituzione di un pari impianto messo fuori produzione dalla flavescenza dorata, un vigneto sommiate con paleria in legno che costituisce uno di quei segni elementari di percezione sui quali costruiamo la nostra immagine di un territorio e, nello specifico di un paesaggio antropizzato della vite, che ci fa dire: "siamo in queste terre".
La sopravvivenza di questi segni minori, come segni forti della trama del paesaggio, dipende strettamente dal riconoscimento e dal conferimento di un senso profondo di rispetto per il flusso di informazioni che viene dal passato e per il contributo alla costruzione di memorie e vissuti che, anche indirettamente, queste forme suscitano. Tra questi segni del paesaggio, di origine solo parzialmente antropica, possiamo includere le siepi campestri che un tempo segnavano - e in parte ancora segnano - i percorsi delle strade.

Ambientale/Naturale
Sempre come palestra di un progetto più ampio vengono coltivate - insieme al vigneto e con la medesima cura e professionalità - le aree marginali. Infatti è gradualmente circondato da una siepe composta dalle tipiche essenze locali, che si sviluppano spontaneamente: rosa canina, prugnolo, sanguinello, olmo campestre, biancospino.
Il suolo viene mantenuto ad inerbimento naturale, nel modo più possibile simile nella composizione floristica ad un prato stabile, con lo scopo di aumentare la biodiversità sia vegetale che animale tramite gli ospiti del suolo, delle viti stesse, della cotica erbosa e delle siepi, che devono essere mantenute di dimensione adeguata, quindi abbastanza alte e folte da consentire nidificazioni e riparo. Il che implica la rinuncia al diserbo chimico e delle lavorazioni meccaniche pesanti e non strettamente indispensabili.


Economica
Perchè, se pure in regime di esenzione e con le sue caratteristiche di "giardino viticolo", deve produrre reddito e quindi la ricostruzione è, in realtà un po´ come una riscrittura di musica antica per strumenti moderni.
Infatti il sesto d'impianto è piuttosto ampio per consentire il passaggio delle macchine operatrici per il minimo del lavoro necessario e la siepe non viene lasciata a evoluzione naturale ma attentamente coltivata, sia per lasciare spazio alle specie meno vigorose (come la rosa canina), sia per consentire il miglior compromesso con le esigenze di coltivazione. Si tratta, quindi, di un´opera di mitigazione di impatto.

In un´altra area si è scelto di far sviluppare, su un versante meno vocato alla viticoltura, un boschetto che si sta affermando,  aiutato dalla coltivazione di arbusti e piante pioniere presenti in modo spontaneo (in questo caso il ciliegio selvatico ed una specie di pioppo), creando le condizioni per tenere rigorosamente lontani sia i ricacci di vite, per questioni fitosanitarie, e sia le piante alloctone segnalate dalla Regione Piemonte (compresa la gaggia, l' Ailanto e il caprifoglio giapponese) ed approfittando del vigoroso contributo di una farnia di fondo valle e di alcune roverelle vicine, le cui ghiande arrivano tramite gli uccelli e riescono, in alcune zone, a  germogliare e delle quali viene favorito lo sviluppo in tempi più rapidi di quelli di un´evoluzione naturale.

Quindi, non vengono lasciate aree non coltivate. Vengono, infatti, coltivate tutte le aree dell´azienda: sia quella vitate, sia quella marginali. E scompare il concetto di incolto, anzi vengono favorite ed implementate le forme che tradizionalmente venivano considerate incolte, per aumentare la biodiversità e ricomporre segni storici del paesaggio.

Il progetto si rivolge ad aziende medio piccole o piccole e la sfida è realizzare una gestione coerente, un disegno complessivo sui temi della biodiversità, della mitigazione dei cambiamenti climatici, della sostenibilità del proprio lavoro. E, a lungo termine, aumentare la cultura sulla conservazione del suolo e della biodiversità.

L’obiettivo intermedio è costituire una rete di aziende che operino concretamente sul tema e costituiscano un riferimento didattico: chiunque aderisce al progetto viene "messo in rete" e si impegna concretamente a sostenere azioni nella propria azienda e ad aumentare la propria ed altrui preparazione culturale. Senza sovrapporsi eventualmente a figure specialistiche, ma interagendo in modo tecnicamente corretto, mettendo in rete prima di tutto le  capacità e le esperienze maturate in vigna e dintorni.

Un aspetto fondamentale di cui tener conto nello sviluppo del progetto è che una gestione corretta e sostenibile lo è dal punto di vista sia ambientale che economico, aumentando la vita degli impianti  ed auspicabilmente controllando i costi di gestione ed aprendo in aggiunta mercati migliori per i prodotti.

Il turismo è funzionale al progetto ed alla crescita culturale; ad esempio usando lo strumento delle passeggiate e la lettura fisiografica del paesaggio per accrescere le informazioni sulle specie, sul rapporto tra colture e biodiversità.

Il progetto si articola, infine, su tre assi fondamentali:

Formazione
Le modalità principali di formazione sono l´autoformazione e la formazione sul campo, che non esclude la lezione frontale ma che  viene preferibilmente tenuta sul territorio, durante visite aziendali e percorsi didattici. Questa modalità di formazione si collega facilmente con la fase di divulgazione e intende concentrarsi sulla lettura fisiografica e di ecologia del paesaggio, sull'identificazione degli elementi notevoli (formazioni boccate, siepi, inebrianti etc.), sulla lettura dei metodi agronomici di conduzione, su approfondimenti specialistici (botanici o entomologici) e attraverso un incontro mensile di verifica assolutamente obbligatorio.

Operatività
L’intento è operativo e funzionale ad un’attività di ripristino ambientale, coerentemente con quanto riportato sulle misure del PSR 2014-2020 e, in particolare, sull'Operazione 10.1.7: Gestione di elementi naturaliformi dell’agroecosistema.
Verrà richiesta una dichiarazione di politica aziendale di ciascuno degli aderenti con la programmazione degli interventi, tramite sottoscrizione di accordi di Custodia, la pianificazione delle attività conseguenti ed il controllo tramite indicatori delle attivita´eseguite con documentazione schedata e fotografica di quanto eseguito.
Fa parte della fase di operatività la pubblicità dell´azienda  aderente.

Divulgazione

Centro di documentazione (con contenuti ancora da definire), ma che contengono esempi virtuosi esterni all´area, alimentato da: fotografie di esempi virtuosi, siti e foto con l'identificazione delle specie reperite, evoluzione da foto aerea degli ultimi venti anni, indici ed indicatori con relativi metadati, sito web con contenuti da definire.

Insomma, un progetto importante di sperimentazione e di cultura del territorio. Che merita sostegno e compartecipazione attiva ...
 

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