Cop29: trent’anni di parole, poche azioni

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A cura di Slow Food Italia.

A Baku assente l’agricoltura, causa e vittima della crisi climatica. Quando la transizione ecologica diventerà politica effettiva?
La Conferenza Onu sui cambiamenti climatici di Baku ha prodotto risultati deludenti. Le ambizioni della Cop29 erano parse insufficienti fin dal principio: ospitata in Azerbaijan, nazione che sull’estrazione di petrolio e gas naturale basa gran parte delle proprie sorti economiche, ha cercato un accordo sulla cifra che i Paesi sviluppati dovrebbero mettere a disposizione di quelli che lo sono meno, per difenderli dagli effetti della crisi climatica e per sostenerne la transizione energetica...

Secondo Slow Food Italia:

Lodevole è lo scopo della Baku Harmoniya Climate Initiative for Farmers, la piattaforma Fao volta a unire le iniziative e i programmi che, a livello globale, sostengono la trasformazione dei sistemi agroalimentari per renderli più resilienti ai cambiamenti climatici. Stando a quanto annunciato a Baku, Harmoniya sarà una sorta di bussola a disposizione degli agricoltori, utile a orientarsi tra le opportunità per generare un impatto maggiore a partire dalle lezioni apprese a livello locale.

«Se però i sistemi agroalimentari contribuiscono per oltre un terzo alle emissioni mondiali di gas a effetto serra, oltre alle iniziative di adattamento è indispensabile e quanto mai urgente adottare azioni di mitigazione – commenta Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia –. La riduzione dell’impatto ambientale della produzione di cibo sia una priorità assoluta e la politica se ne faccia carico. Stop ai proclami, basta promesse: la lotta climatica non può ridursi al politicamente corretto e agli slogan folcloristici, né essere ascritta ad azioni eroiche individuali, ma deve essere una prassi quotidiana, un’azione politica primaria sostenuta da un quadro normativo adeguato ai tempi e alla gravità della situazione. Ciascuno di noi, ogni giorno, ribadisca questa pretesa».