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Industriali: umani o mungitori? PDF Stampa E-mail
Lunedì 13 Febbraio 2017 10:43

di Gino Scarsi.

Ho apprezzato l’articolo di Francesca Pinaffo “Basta cemento con piani regolatori sovra comunali”: si è dato un equilibrato risalto al disegno di legge regionale per contenere il consumo di suolo, citando nel contempo il reiterato diniego di Confindustria a normative che “ blocchino lo sviluppo”. E’ proprio la impermeabilizzazione di nuovi suoli che inibisce lo sviluppo perché causa una perdita di servizi ecosistemici che il suolo ci offre , e che paghiamo e pagheremo oltre che in salute anche in termini economici ...

Ce lo dice lo Stato con l’ISPRA (Istituto Superiore Ricerca e Protezione Ambientale), che nel rapporto del luglio 2016 (consultabile su www.isprambiente.gov.it.) calcola in circa 60.000 euro la perdita economica per ogni ettaro cementificato, e questo perché viene a mancare : la produzione agricola, l’assorbimento di acqua, la difesa da inquinamento, l’assorbimento di carbonio assicurato dal terreno, la resistenza ad eventi estremi. In pratica si riscalda l’ambiente alterando il microclima e aumentando la febbre del pianeta , senza contare la perdita di un bene incommensurabile come il paesaggio.

La Confindustria di Cuneo in un anno ha organizzato ben tre megaeventi per contrastare prima la legge salva suoli nazionale, poi quella regionale; mai che abbia organizzato un evento anche minore sui cambiamenti climatici e sul modo di coinvolgere le potenzialità dei propri associati per affrontarli: in Confindustria passano solo gli interessi di bottega. L’ultimo “industriale sapiens” è stato probabilmente Adriano Olivetti, teso in modo illuminato a condividere il sociale del suo tempo; poi vi è stato Michele Ferrero un “industriale humanum” con l’occhio generoso e paterno. In quel di Cuneo pare giganteggino gli “industriali mungitoris”, per la carità, impegnati in congiunture difficili, blanditi e a volte stritolati dai meccanismi di un mercato disumano, che proprio per la sua durezza li costringe forse a trasformarsi in mungitori. Non riusciamo però a capire perché mai di fronte al 40% di strutture produttive inutilizzate in Provincia di Cuneo si pretenda di continuare a costruire su terreni preziosi e irriproducibili “mungendoli mortalmente”.
 

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