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Italia Nostra chiede l'annullamento di una variante al prg di Bra PDF Stampa E-mail
Venerdì 10 Febbraio 2017 16:07

a cura di Italia Nostra sezione di Bra.

La Sezione di Bra d’Italia Nostra a fine 2016 ha presentato ricorso al Presidente della Giunta regionale del Piemonte chiedendo l’annullamento della Delibera del Consiglio Comunale di Bra che ha approvato la “Variante Parziale” n. 1 al Piano Regolatore Generale Comunale. Nell’esposto Italia Nostra denuncia innanzitutto la scarsa volontà di trasparenza da parte dell’Amministrazione: la Variante, già molto complessa, è stata pubblicizzata alla cittadinanza con scarse contraddittorie comunicazioni su come e dove reperire e consultare gli elaborati e sui tempi per fare osservazioni. Inoltre le specifiche ed approfondite osservazioni formulate da Italia Nostra sono state tutte sommariamente respinte dall’Amministrazione con inspiegabili “rimandi” alle osservazioni di un altro soggetto politico che nulla centra con l’Associazione ...

Nel merito Italia Nostra ritiene che la Variante approvata non sia né coerente né compatibile con più leggi e normative regionali e, in particolare, che non sia una Variante "parziale” ma “strutturale”. Questi i motivi:

1. In almeno tre casi (“Cassa di Risparmio di Bra”, “ Università di Pollenzo” e “Ex Mulino Bona”) sono previste “monetizzazioni totali” degli standard urbanistici, non ammesse dalla Regione con semplice “variante parziale” nel P.R.G.C. braidese, vista la già notevole carenza a Bra di aree a parcheggio;

2. In almeno due casi ( “Università di Pollenzo” e “Carpe noctem et diem”) sono previsti interventi che modificano e riducono norme regionali di tutela per aree del centro storico ed edifici d’interesse storico-artistico di Pollenzo, oltretutto anche vincolati da una normativa statale che definisce di notevole interesse pubblico l’area dell’ex Tenuta reale e del centro storico di Pollenzo e non ammette questa tipologia d’interventi.

3. In almeno tre casi (“Palazzo Garrone”, “Caserma Trevisan” e “Convitto Provvidenza” ) si indicano modifiche di destinazioni d’uso di beni culturali pubblici o di Enti ecclesiastici (vincolati e/o soggetti a precise tutele) in assenza di qualsiasi coinvolgimento o parere della Soprintendenza, preposta alla tutela in merito alle nuove destinazioni d’uso introdotte. In particolare si muta destinazione a “Palazzo Garrone” da servizi pubblici a terziaria-ricettiva privata, il che comporterà una trasformazione sicuramente invasiva e irreversibile dell’edificio storico; invece nel secondo e terzo caso le destinazioni a servizi pubblici divengono commerciali e residenziali privati.

4. In altri casi (come un’area a San Matteo che da agricola diventa residenziale) si prevede invece consumo di suolo (trasformando aree agricole in aree edificabili) senza specifica compensazione (cioè senza trasformare altre aree edificabili in agricole) e senza verificare, come prevede la norma regionale, né le possibili alternative né il parametro relativo all'incremento massimo consentito nel quinquennio, corrispondente al 3% della superficie urbanizzata esistente. Nel caso specifico, anche volendo considerare l’assenza (molto dubbia) di alternative, non sono state prese in considerazione, né conteggiate, tutte le previsioni di consumo di suolo individuate dalla Variante di Revisione Generale approvata il 24/3/2014.

5. Infine, come da norme, non risulta essere stata effettuata la trasmissione dell’adozione del progetto preliminare della Variante alle Soprintendenza come invece stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale 7/7/2014 n. 197, con la quale si è chiarito che qualsivoglia tipo di variante urbanistica debba prevedere la partecipazione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), con pronuncia di conformità della Variante al Piano Paesaggistico Regionale. Occorre ricordare che le sentenze della Corte Costituzionale (peraltro pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale), prevalgono sulle disposizioni legislative statali e regionali ritenute costituzionalmente illegittime, ancorché le stesse disposizioni non vengano successivamente modificate/adeguate.
Conseguentemente Italia Nostra ritiene che l’iter che ha portato prima all’adozione e poi all’approvazione della Variante non vi sia stata una partecipazione di tutti i soggetti preposti al procedimento pianificatorio, visto il mancato coinvolgimento della Soprintendenza.

Per tutte le ragioni sopra esposte – ed anche riferendosi a nostre precedenti critiche dei mesi scorsi – Italia Nostra ritiene che l’approvazione della Variante al vigente P.R.G.C. non possa effettuarsi con una semplice “Variante Parziale”, ma debba essere sottoposta a specifico procedimento di copianificazione e valutazione della “Variante Strutturale” con obbligatorio coinvolgimento degli organi periferici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Inoltre la Variante prevede sostanziali aumenti di edificato in una situazione che - ribadiamo quanto già detto in passato - vede Bra nella poco invidiabile posizione di terza città del cuneese con maggiore suolo urbanizzato (19,30%), ma è prima (e quindi maglia nera) se si considerano solo le “sette sorelle”. Sono oltre 3.000 le unità immobiliari non occupate o non utilizzate; di queste oltre 2200 sono alloggi vuoti e circa 450 seconde case (dati comunicati dalla stessa Amministrazione nel 2013, sicuramente aumentati in questi anni visto il costruito). Al contempo, sono oltre 250 le richieste inevase di alloggi di edilizia popolare e molte decine gli sfratti in corso, mentre diversi importanti e centrali edifici pubblici restano vuoti e in abbandono o degrado.

La Variante poi non trova giustificazione dal momento che l’attuale P.R.G. è strutturato in base alla supposta crescita della città di 8.000 abitanti, crescita totalmente smentita dall’attuale andamento demografico di Bra dove, negli ultimi tre anni, la popolazione è diminuita di ben 1.800 abitanti. Infine, Bra risulta essere tra le sette città cuneesi quella con l’indice più basso di verde pubblico per abitante, ma con maggiori problemi d’inquinamento (per respirare un’area decente bisogna ormai sperare nel… brutto tempo!), assediata dal traffico automobilistico (oltre 91.000 veicoli giornalieri circolanti!), con pressoché inesistenti piste ciclabili nell’area urbana che facilitino una circolazione più ambientalmente ed economicamente sostenibile delle fasce di popolazione quali bambini e ragazzi, donne e anziani o per chi, semplicemente, si reca al lavoro.
 

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