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Il neutrino della Gelmini, la relatività di Einstein e l'attacco alla scuola di Profumo ... PDF Stampa E-mail
Domenica 14 Ottobre 2012 20:38

di Mario Malandrone.


Quando i tempi non tornano.
Un paese civile e democratico si misura dal grado di cultura e istruzione, ogni miglioramento di un paese e della vita dei suoi cittadini passa attraverso la scuola. Abbiamo assistito per anni a ricette mondiali che miravano a indebolire i servizi, privatizzarli e macellarli insieme ai diritti e alle vite dei cittadini. Per anni molti di noi si sono ribellati a questo stato di cose e oggi il DDL stabilità del governo Monti (la finanziaria) sta facendo, nell'impotenza generale, questo massacro di diritti e beni comuni, in questo caso - per esempio - l'istruzione ...

Nel DDL c'è di tutto, in nome di una politica rigorosa coi cittadini e disinvolta verso le Banche (UNICREDIT in testa), ci sono iniziative che magari non ci colpiscono tutti nell'orgoglio, ma mettono le basi per un nuovo modo di intendere relazioni, vite, spazi e tempi.
Noi insegnanti precari abbiamo appena trascorso tre mesi a prepararci, studiare, fare lezione per sostenere test, i famigerati TFA (TIROCINI FORMATIVI ATTIVI), dove la nostra dignità e la nostra pazienza, a cominciare dai test sbagliati a passare a improbabili possibilità di superarli (test nozionistici), al miraggio di corsi che poi avremmo comunque dovuto pagare migliaia di euro (tra i 2500 e i tremila) in barba al diritto all'istruzione.

E' poi arrivato il CONCORSO e il mega annuncio di posti, soprattutto per fisici e matematici (dicevano i giornali) e soprattutto in Piemonte, dove se poi si va a spulciare questi posti erano in tutta la regione meno delle dita delle mani per le superiori e una ventina per le medie.
In più il concorso non era rivolto a tutti ma discrimina e seleziona alcune fasce di età; non i giovani e non molti insegnanti precari, anche perchè rivolto agli abilitati (quelli dei corsi vecchi o del TFA).
Paradosso: il concorso è arrivato e il TFA non è ancora iniziato.

In mezzo a questo marasma di strade per pochi posti, per alcuni insegnanti - ad esempio per gli insegnanti di alcune materie - è arrivato il raggio di sole delle supplenze; e già perchè seppure nella terra di Peano e Lagrange, di Regge e Avogadro e Galileo Ferraris i posti per abilitarsi siano pochi, in Piemonte molti (compreso io) hanno avuto supplenze di un anno perchè di abilitati di Matematica o Fisica c'è carenza e soprattutto alle medie (19 cattedre piene solo ad Asti).
Così, nonostante le delusioni sul concorso e sul TFA e l'impotenza nell'arginare queste follie, molti di noi hanno pensato che avrebbero fatto un altro anno di gavetta, ma che i posti c'erano e entrando a lavorare si sono resi conto che lavoro nella scuola ce n'è; e tanto.

Come diceva Quasimodo, però, "Un raggio di sole ed è subito sera", perchè la doccia fredda è arrivata dal Consiglio dei Ministri e dal DDL STABILITA', dove - come sempre nella logica del salvare lo stato - si è scelto di massacrarne un altro pezzo fondamentale: la Scuola; e le prime indiscrezioni parlano di tagli, di stipendi ai precari pagati con i fondi scolastici (come dire arrangiatevi!), soldi che - risparmiati - andranno a rimpinguare altri capitoli di spesa: dalle infrastrutture inutili ai salvataggi bancari.
Un attacco al cuore della scuola, con decine di migliaia di posti di precari tagliati grazie alla introduzione delle 24 ore di insegnamento anzichè 18.

Allora mi sono messo nei panni di un Fisico (Ops ... lo sono), il Professor Isacco, che insegni alle superiori nella classe di CONCORSO A038 (FISICA), dove negli istituti professionali la Gelmini ha messo due ore a classe anzichè tre (ricordate il suo trauma da neutrino e la disperazione di non capirli?), e ho posto un problema risolvibile con brevi calcoli con i numeri (nessuna lettera non vi preoccupate).
Ho immaginato questo insegnante che deve svolgere 24 ore; se la matematica non mi sfugge, il signor Isacco dovrà avere 12 classi. Per ognuna di queste classi dovrà preparare tre volte a quadrimestre 25 compiti scritti e correggerli, mettiamo che Isacco sia bravo e impieghi 15 minuti per compito (sperando in calligrafie buone e passaggi poco azzardati), in tutto il caro Isacco correggerà 600  compiti a quadrimestre e impiegherà a fare questo lavoretto 14 ore circa di lavoro.
Trascurando il tempo che Isacco impiegherà a ricordarsi i nomi degli allievi, almeno i ricevimenti genitori dovrà farli ... e per questo compito almeno mezz'ora a settimana del suo tempo lo userà.
Ci saranno scrutini, riunioni di programmazione, consigli di classe e di Istituto e in tutto almeno 1 ora della settimana di Isacco se ne partirà. In più dovrà preparare lezioni, esempi illuminanti per fare capire il fascino della scienza, comprare qualche mela da farsi cadere in testa per far dedurre i principi fisici e lui, che è molto bravo, dedicherà a tutto questo solo 3 ore per fare solo una breve scaletta delle lezioni.

Insomma, Isacco lavorerà circa 43 ore a settimana e però si renderà conto di essere tornato ai tempi pre-Galileo Galilei, prima dell'introduzione del metodo sperimentale; seppure la sua scuola abbia un vecchio laboratorio, lo vuole usare in nome del principio fondante della scienza e qualche ora e breve esperienza di laboratorio vorrà farla; la sera, tornando a casa col dubbio se immolare la sua vita a pendoli e bilance, guarderà con sensi di colpa una stampa antica di Galileo che ha comprato a Pisa e gli si ripresenteranno gli stessi problemi dei compiti in classe: 300 alunni, 3 esperienze, quindici minuti per correggerle e 16 settimane di tempo; e cosi' si renderà conto che il suo tempo slitterà inesorabilmente a 57 ore settimanali.

Isacco, che in bagno almeno legge ancora giornali di economia, si imbatterà in un articolo di qualche anno fa che parlava di riforme europee del mercato del Lavoro con limiti massimi di orario di quel tipo, una Direttiva chiamata Bolkestein, che all'epoca aveva un nome che spaventava quanto spaventa Cramer i suoi allievi e capirà di essere stato profeta quando, con alcuni amici al bar, dicevano che si sarebbe andati a lavorare fino a sessanta ore.
Il suo dubbio Amletico sarà: lo faccio o no il laboratorio ? Ma si rende anche conto che non può trascurare la sua vita, i suoi interessi e lavorare come in una catena di montaggio, di mezzo ci andrebbero i ragazzi a cui " cavolo "non riesce ancora a associare un nome e un volto.

Per fortuna il caro Isacco è un fisico e allora deciderà una cosa molto saggia: svolgerà le sue lezioni in modo classico (pardon, seguendo la fisica classica), parlando lentamente e muovendosi lentamente ma il resto, lui che ama la Costituzione quanto le leggi di Maxwell e di Heisemberg, lo svolgerà in modo relativistico, le lezioni proprio non può, sa che se cerca di muoversi a velocità maggiori del suono, il suo movimento e la sua voce non giungeranno nello stesso tempo ai ragazzi e non vuole nè creare un boom sonico in classe e nè essere Ghezzi in Fuori Orario.

Sì, avete capito bene: tutto il resto lo svolgerà in modo relativistico, perchè lui alle trentasei ore di lavoro settimanale ci tiene e cosi' tornerà alla scrivania del suo studio, si gratterà freneticamente la testa e applicherà una formula da Nobel, quella della dilatazione dei tempi di Einstein e le sue ore eccedenti le 24 dovranno essere al massimo 12; troverà due risultati: nel caso che faccia il laboratorio potrà, muovendosi al 93% della velocità della luce, trasformare le sue trentatre ore eccedenti in 12 e se invece non farà prove di laboratorio potrà muoversi solo al 78 % della velocità della luce.
Insomma Isacco riuscirà a soddisfare le richieste del signor Profumo, molti suoi colleghi perderanno il posto e Isacco non capirà mai perchè quel decreto di legge di stabilità sia stato votato dai parlamentari; in classe ripeterà spesso una metafora di Bersani: " Non siamo mica a scuola per cavalcare i neutrini", ma la sua vita purtroppo assomiglierà sempre di più a quella della particella tanto cara alla Gelmini.

Credo che questa storia fantascientifica del professor Isacco, seppur piena di numeri, ci debba spingere a lottare tutti insieme - così come stiamo facendo su altri beni comuni - sul bene comune "scuola e lavoro": ci sono di mezzo le vite di decine di migliaia di insegnanti, il futuro del nostro paese e soprattutto il messaggio e la qualità del lavoro che facciamo con i ragazzi.
Ieri un mio alunno mi ha scritto una lettera e mi parlava della scarsa attenzione che riceveva quando non capiva la matematica a scuola; noi siamo chiamati a conoscere i ragazzi prima di insegnare, è stata quella lettera una delle più belle cose che mi son successe nella vita; era dolce e speranzosa e chiedeva attenzione, non certo i professori e la scuola che hanno in mente Profumo e Monti.

Mi rivolgo a tutte le realtà sociali: non lasciateci soli!

Mi rivolgo a tutti i genitori  e studenti: scendete in Piazza, ne va del vostro futuro!

Mi rivolgo ai Parlamentari: NON VOTATE IL DDL e DENUNCIATE COME INGIUSTI QUESTO CONCORSO E IL TFA (CHE VIOLA PALESEMENTE IL DIRITTO ALLO STUDIO ANCHE SOLO NEI COSTI!).

Ernesto Che Guevara, nelle pause nella Selva Cubana, si fermava e faceva fare esercizi di matematica ai ragazzi, perchè sapeva che lo studio è la prima forma di autodeterminazione e questo Governo vuole toglierci la capacità di essere critici: NON FACCIAMOCI PORTARE VIA I SOGNI.

Diciamo chiaramente ai politici che non avranno il nostro voto se voteranno qusta schifezza!

Mi aspetto da tutti voi riflessioni e un cammino comune.
 

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