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Lavoro: e se i meno giovani lasciassero posto ai giovani ? PDF Stampa E-mail
Domenica 20 Novembre 2011 17:58

Imagedi Marisa Pessione.

Da tempo sento dire che la vera priorità per rilanciare l'economia nazionale sarebbe quella di dare garanzie occupazionali stabili ai giovani in cerca di lavoro e di creare un nuovo concreto patto tra le generazioni; riflettendoci su, ho pensato che mai come oggi sarebbe forse utile che fossero proprio i meno giovani a fare il primo passo e proporre - dal "basso" - un loro prepensionamento che assegni i posti così vacanti ad altrettanti giovani, a tempo indeterminato. Con un'operazione che non costi un euro in più allo Stato e, attraverso qualche piccolo sacrificio volontario, accontenti giovani e meno giovani. Provo a spiegarlo, augurandomi che tra i lettori di AltritAsti ci sia qualcuno più esperto in materia per aiutarmi ad approfondire la proposta ...

Che di per sè è molto semplice (forse troppo). E consiste in questo: prendiamo tutti i lavoratori che si trovano verso l'età del pensionamento, diciamo quelli a cui mancano tre anni. Nessuna coercizione: la richiesta che lo Stato potrebbe fare loro implica una risposta assolutamente libera e volontaria.

Questi lavoratori, accettando il "contratto", potrebbero andare in pensione immediatamente percependo il 50 % dello stipendio e il 100 % dei contributi abituali.

Parallelamente, al posto dei "meno giovani" subentrerebbero giovani (diciamo al di sotto dei 30/35 anni) che verrebbero retribuiti con il 50 % dello stipendio non più percepito dai neopensionati volontari e zero euro di contributi. Per tre anni.

Alla scadenza dei tre anni il posto di lavoro - a tempo indeterminato - è di quei giovani.

In parole povere: i meno giovani ne approfittano per ritirarsi dal lavoro con tre anni di anticipo, rinunciando non alla loro base pensionistica ma solo alla metà del loro stipendio (ma è una loro scelta). I giovani portano a casa per tre anni uno stipendio basso e neppure un euro di contributi, ma hanno la certezza di avere un posto di lavoro a tempo indeterminato alla scadenza dei tre anni (invece di dedicarsi a lavori saltuari, mal pagati, atipici, precari, senza futuro ...). Lo Stato chiude la "partita doppia" senza uscite aggiuntive.

E il patto è fatto. L’economia “gira”. Chi vuole mettere su casa sa che la prospettiva occupazionale permette di “provarci”.

Sembra così facile. Dove sbaglio ? ...

 

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