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Il giardino nella cultura biblico-coranica PDF Stampa E-mail
Lunedì 09 Maggio 2016 20:13


di Gianfranco Monaca

E' il luogo della crezione e l'ideale a cui tendere. Nella mitologia della creazione l'umanità viene collocata in un "paradiso terrestre" cioè in un giardino con il compito di "coltivarlo e custodirlo". L'immagine proviene dai "giardini pensili" di Babilonia, e dalla rete di canali irrigui che costituivano una meraviglia della civiltà mesopotamica da cui proveniva la stirpe di Abramo ...

La civiltà egizia
E' la prosecuzione di quella mesopotamica, in cui la fecondità è portata dal Nilo. La terra abitabile è un giardino - una terra fertile in cui cresce la vegetazione - in contrapposizione al deserto, caratterizzato dalla sterilità.
L’armonia della casa tradizionale islamica fa dello spazio un simbolo sovrapponibile al bisogno spirituale dell’uomo. Nell’uomo il corpo racchiude l’anima che contiene lo spirito. Allo stesso modo, la casa racchiude luoghi nei luoghi, il cui centro è il giardino. La corte, chiusa dalle mura, costituisce il luogo (makân) sacro.
«L’interazione della forma e della superficie devono creare un ambiente sereno, vuotato dalle tensioni» e pronto alla meditazione e alla discesa nel Sé. Le mura della corte formano un cubo che costituisce una forma perfetta, simbolo della stabilità dell’uomo e del paradiso terrestre. Nel cubo l’orizzontalità si collega alla verticalità, così l’uomo, in accordo con queste dimensioni, riassume la totalità del cosmo. Dunque, il giardino e la corte rappresentano, uno il piano trascendentale, l’altro quello simbolico-fenomenico.

Ecco perché, in definitiva, nella cultura islamica, dal Maghreb all’Iran, dall’Uzbekistan fino all’India musulmana, fu data grande importanza alla concezione del giardino, della corte e degli altri luoghi abitativi. La loro armonia ricordava al musulmano che il mondo terreno era creazione riflessa del mondo spirituale, e che la sua stessa presenza era simbolo di quella spirituale, presso cui è la vita reale e autentica dell’essere umano.
Dunque, la bellezza, la cura e l’attenzione dedicata alla costruzione, all’ordinamento ritmico degli ambienti, costituiva il superamento stesso del mondo e della realtà fenomenica, nello sforzo degli architetti e pensatori sufi di assimilare il simbolo, quale mezzo per il superamento del mondo transitorio nella dimensione archetipica.
(http://www.riflessioni.it/sufismo/architettura-islamica-giardino-simbologie.htm - Riflessioni sul Sufismo di Aldo Strisciullo - 2009)

Nella tradizione evangelica prevale il realismo: il Getsemani è un giardino (orto degli ulivi) in cui si incontra la sofferenza, il tradimento delle speranze di Salvezza; è un segnale di demistificazione, un richiamo alla responsabilità. In un luogo di pace (simboleggiata dagli ulivi) può fare irruzione la violenza e la morte, se ci si abbandona al sonno, alla rassegnazione, alla delusione e se non prevale la vigilanza. Zorendorf e la vegetazione rigogliosa. 125/126
 

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