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Nasce il Coordinamento Migranti della Cgil di Asti PDF Stampa E-mail
Domenica 24 Aprile 2016 20:17


A cura di CGIL Asti, Politiche per l’immigrazione.

Presenza di lavoratori immigrati nelle categorie della Cgil di Asti: FILCTEM (chimici) 5 %, FILLEA (edili/legno) 35 %, FIOM (metalmeccanici) 6 %, FILCAMS (commercio e servizi) 16%, FILT (trasporti) 12%, FUNZIONE PUBBLICA 7 %, FLAI (agricoli/settore agroalimentare) 56%, SCL (comunicazioni) 2 %, FLC (scuola e università) 1%, NIDIL (precari/somministrati) 18 %. Persino nella FISAC (bancari/assicurativi) almeno un iscritto immigrato, c’è. E sono destinati ad aumentare con gli immigrati di seconda e terza generazione, con i bambini nati e scolarizzati in Italia.
Quando si dice che la migrazione è ormai un fenomeno strutturale – stabile – della società italiana, si stanno mettendo in prosa quelle percentuali ...

La Cgil si definisce "plurietnica" nell’articolo I del suo Statuto. Per noi i lavoratori sono lavoratori e basta, a qualunque etnia appartengano.
Presso il nostro Patronato INCA i lavoratori migranti trovano l’assistenza per le pratiche che li riguardano (alla pari di tutti gli altri), comprese le specifiche pratiche legate alla loro condizione di migranti, ad esempio il rinnovo del permesso di soggiorno.
Come Cgil e Inca siamo molto attenti a scovare e denunciare discriminazioni: ad Asti abbiamo raccolto e inviato al Ministero dell’Economia e delle Finanze centinaia di lettere di protesta e di richiesta rimborso, in occasione di una campagna nazionale contro le esose tasse richieste dal Governo Italiano per rinnovo/rilascio permesso di soggiorno. Tassazione iniqua che è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea, proprio in seguito ad un ricorso di Inca e Cgil, e su cui il Governo sarà obbligato ad intervenire. Asti è stata la seconda città piemontese (dopo Torino) per numero di lettere inviate.

Nel recente passato, proprio come Inca e Cgil di Asti avevamo inoltrato una segnalazione all’Inps locale, per precisare che era errato riservare gli assegni familiari solo a chi era in possesso della carta di soggiorno per lungo soggiornanti. Infatti, per legge è sufficiente il permesso di soggiorno, e il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione (organismo presso la Questura di Asti) lo ha ribadito, e l’Inps si è adeguato.
A proposito, stesso ragionamento si applica al bonus bebé: basta il permesso di soggiorno. E poi, ovviamente, servono gli stessi requisiti (limite di reddito ecc.) richiesti ai cittadini italiani.
L’INCA di Asti ha promosso, insieme ai patronati di Cisl e Uil, uno sportello dedicato presso il CPIA (Centro Provinciale Istruzione Adulti) nello Spazio Vinci.

Tutto questo lo facciamo già.
Con il Coordinamento Migranti vogliamo fare un passo in più.
Promuovere l’integrazione delle persone straniere nel nostro territorio.

Ci vuole un certo coraggio – come ha ribadito il Segretario della Camera del Lavoro Giovanni Prezioso – perché il clima che viene alimentato è quello dell’esclusione e dell’intolleranza. Ma alla Cgil di coraggio ne abbiamo, lo dimostra anche il fatto che abbiamo lanciato la campagna per la “Carta dei diritti”, un rinnovato e rafforzato Statuto dei Lavoratori, che vuole accrescere i diritti per tutti.
Abbiamo voluto presentare pubblicamente il nostro Coordinamento in prossimità del 25 aprile, e abbiamo invitato alla suddetta presentazione l’Anpi provinciale, che ci ha onorato della presenza del suo neoeletto Presidente Paolo Monticone. Perché i diritti di cittadinanza e di eguaglianza trovano il loro fondamento nella nostra Costituzione (in particolare all’art. 3), frutto della lotta di Liberazione dal nazifascismo.

Le attività che ci proponiamo:

1) SUPPORTO ALLA CONTRATTAZIONE NELLE AZIENDE del territorio, per ottenere normative sul lavoro che facilitino l’integrazione delle persone straniere. Alcuni esempi:
• Sistemi di verifica sulla necessaria comprensione delle istruzioni relative alla sicurezza di macchinari e arnesi di lavoro, se necessario traduzione ad hoc;
• accorpamento delle ferie per consentire viaggi di visita alle famiglie nei luoghi di origine;
• possibilità di chiedere permessi (da recuperare) per partecipare a funzioni religiose;
• permessi specifici per il disbrigo delle numerose pratiche specifiche per i cittadini stranieri, dai permessi di soggiorno alle pratiche per i ricongiungimenti, e qui ci proponiamo di aprire contatti con le istituzioni preposte per velocizzare gli iter;
• (una volta si sarebbe detto delle mense, con alimentazione compatibile con eventuali prescrizioni religiose/culturali: ormai, con tutte le intolleranze alimentari che ci sono, è persin superfluo… l’integrazione alimentare si è realizzata de facto).
Ci proponiamo altresì di rafforzare la presenza di dirigenti sindacali nelle nostre strutture: gli iscritti li abbiamo, i delegati e i dirigenti meno. Ci dobbiamo lavorare, sapendo che non dovranno essere delegati solo per gli stranieri ma per tutti. Mamadou Sek ha raccontato la sua esperienza al riguardo. I primi tempi dopo la sua elezione a Rsu, gli portavano solo i problemi degli stranieri, adesso è il Segretario Generale della Fiom di Asti.
Un capitolo ancora più critico è quello delle lavoratrici straniere. Nell’ampia percentuale presente in Filcams – ha segnalato Simonetta Ferrero della Segreteria Provinciale della Categoria – sono molte le donne impiegate come colf e badanti. Che svolgono un ruolo importantissimo nella vita delle famiglie italiane, spesso in nero, sottopagate, sempre in una situazione che le vede chiuse in una casa. E che rende difficile per loro accedere a corsi professionali, ad esempio per aspirare alla qualifica di OSS.

2) PROGETTO MEDIAZIONE CULTURALE PER MIGLIOR CONVIVENZA.
Un’opera di mediazione culturale tesa a facilitare l’inserimento di coloro che recentemente sono arrivati in Italia.
Non si tratta di insegnare la lingua italiana, c’è già chi lo fa e anche molto bene, come il CPIA di Asti. Né di insegnare le nostre leggi.
Il tipo di mediazione culturale che vogliamo offrire si vuole incentrare, invece, sulla convivenza spicciola e su quello che potremmo definire un ‘buon vicinato’ tra italiani e stranieri. Ci riferiamo ai comportamenti della vita quotidiana, che possono essere assai diversi nelle diverse culture e che, se non spiegati e decodificati, possono indurre ad equivoci e malintesi.
E’ una realtà che gli italiani immigrati, per esempio in Nord Europa, hanno già vissuto: si impara con il tempo a moderare una certa chiassosità insita nel carattere nazionale italiano, poiché in certi contesti potrebbe venir letta come indice di maleducazione e di arroganza. Con il tempo, anche i paesi di accoglienza hanno imparato a registrare l’esuberanza latina nel modo corretto, come mera espressione di giovialità e di calore mediterraneo.
Sono fenomeni naturali di aggiustamento che si producono in modo spontaneo, ma che in genere richiedono un po’ di tempo.
Noi ci proponiamo di velocizzare questi tempi, prevenire il senso di esclusione da parte dei migranti e prevenire l’insorgere di sentimenti ostili da parte dei locali. Vogliamo essere un ponte tra le parti.
Come del resto fanno le aziende straniere quando inviano i loro managers in Italia, a cui vengono somministrati corsi per insegnate le abitudini degli italiani e presentarsi meglio. Noi questi corsi li vogliamo fornire a quelli che managers non sono e forse non lo diventeranno.
Siamo a disposizione di scuole (a partire dal CPIA), strutture di accoglienza, Prefettura, Enti Pubblici, Centri per l’Impiego, dovunque si concentri la presenza di persone straniere, per colloqui e orientamento. Essendo un Coordinamento in seno ad un sindacato, la Cgil, riteniamo in particolare di poter offrire un supporto in materia lavoristica, ma non solo.
Prevediamo anche un lavoro più vasto sulle scuole, per far conoscere le culture da cui provengono le persone che vivono tra di noi, della serie “Conoscere il mondo”.


3) PROGETTO SAGRE MULTIETNICHE.
Vorremmo che al Festival delle Sagre, la tradizionale manifestazione gastronomico-culturale del territorio astigiano, potessero partecipare con un loro stand le più importanti comunità straniere da tempo qui insediate. Riteniamo che sarebbe una bella opportunità per promuovere la reciproca conoscenza.
Gli immigrati che vivono ad Asti proverebbero il legittimo orgoglio di offrire i prodotti della loro cucina, misurandosi in un territorio dalla tradizione gastronomica importante.
Gli astigiani conoscerebbero meglio, e in modo finalmente gioioso e conviviale, quelle persone un po’ "diverse" che ormai da tempo sono presenti in loco. Magari per scoprire che ci somigliamo più di quel che crediamo.
Il cibo è sempre stato un ponte tra paesi diversi, in tutte le culture esistono espressioni equivalenti "al dividere il pane", per indicare un rapporto di conoscenza e rispetto.
Siamo consapevoli che il Festival delle Sagre si richiama alla tradizione locale. Ma tutte le tradizioni, al loro nascere, sono state innovazioni. La tradizione è viva e vitale se è capace di innovarsi, di confrontarsi con i mutamenti nel frattempo intervenuti.
D’altra parte, quando diciamo "astigiani", ci riferiamo a persone che hanno nelle vene sangue latino, celtico, longobardo, saraceno. Per parlare solo dei piemontesi "doc". Ma chi oggi definirebbe come “non astigiano” il figlio di immigrati calabresi o siciliani?
 

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