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Basta compiti, non è così che si impara! PDF Stampa E-mail
Sabato 09 Aprile 2016 20:38


di Giampiero Monaca.

Mercoledì 20 aprile alle ore 21,00, il professor Maurizio Parodi, coordinatore e promotore della campagna nazionale "Basta Compiti" e preside di scuola secondaria di primo grado a Genova, illustrerà i fondamenti pedagogici di questa pratica e i suoi esiti nella carriera scolastica degli alunni, incontrando la città  presso l'ex sala consiliare del Comune di Asti ...

Il giorno precedente il prof. Parodi terrà un seminario formativo riservato agli insegnanti del V° circolo (Rio Crosio, Buonarroti, P. Donna e XXV Aprile) e delle medie Brofferio e Martiri della Libertà.
A scuola si spiega, si comprende, si studia si capisce e si impara.

Nessuno vieta l'approfondimento personale o la rielaborazione autonoma.
Semplicemente non viene data come compito obbligatorio.
Il ragionamento alla base è che, chi è seguito, chi è responsabile, non ne ha bisogno e probabilmente a casa legge libri volentieri o è accompagnato dai parenti a visitare musei nei weekend.

Chi è trascurato, chi è sottostimolato, chi ha poche risorse culturali famigliari o intellettive, puoi caricarlo di compiti finchè vuoi ma o non li fa, o li copia, o li fa talmente di malavoglia che si ottiene solo il risultato di fargli smettere la scuola appena può.

Il mio obiettivo come insegnante è quello di far diventare talmente chiara ed interessante la mia spiegazione e la mia materia da far sì che i ragazzi escano dalla classe con la lezione compresa ed appresa, il giorno dopo la riprenderò per rinforzare l'apprendimento, e nei giorni successivi con domande, esercizi in classe, quiz, esperimenti, verificherò se l'apprendimento è sufficientemente assodato per tutti.

Altrimenti riprendo l'argomento, magari sfruttando i più bravi per affiancare quelli che ancora non hanno raggiunto un grado sufficiente di comprensione.

Quando tutti han capito e sono competenti si passa oltre.
La classe va al passo del più lento se il più lento si mette a "trottare".

Tutto questo con la convinzione che noi insegnanti non siamo dei semplici ripetitori di sapere e conoscenza, nè dei conferenzieri, ma delle guide, degli sherpa compagni di viaggio: affianchiamo i nostri "piccoli esploratori", portiamo il bagaglio culturale, indichiamo la strada, forniamo strumenti, camminiamo di fianco e consigliamo tappe e riposo.
Non si è mai visto uno sherpa che dice al suo cliente "quella è la strada, fai esercizio e vai, e se non vai al passo che dico io ti lascio lì" (se non arrivi alla sufficienza, ti boccio ...).

L'esercizio (anche quello autonomo) si può fare benissimo in classe. Tra l'altro questo abitua i ragazzi a una fruizione più attiva del tempo trascorso in classe. Non lezioni-conferenza, in cui se mi abbiocco non mi nota nessuno, ma laboratorio continuo con un professionista dedicato a seguire esercizio, processo di comprensione, esecuzione ed apprendimento.

E se il tempo non basta aumentiamo l'orario o gli anni di scuola. Non vedo il problema.

Basta che si scelga di finanziare di più la scuola invece che finanziare le spese militari … ad esempio.

 

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