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Bike sharing a flusso libero: nuova frontiera per la mobilità sostenibile PDF Stampa E-mail
Sabato 15 Aprile 2017 20:12


di Valentina Tibaldi.

Novità in vista per la mobilità condivisa su due ruote. Se, infatti, il bike sharing tradizionale ci ha insegnato il significato della parola “condivisione” nel quadro degli spostamenti urbani in bicicletta, il bike sharing a flusso libero promette di aggiungere al servizio praticità, economicità ed efficienza. Ma in che modo e di cosa si tratta esattamente? ...

Bike sharing a flusso libero, che cos’è
Ciò che contraddistingue il bike sharing a flusso libero è l’assenza di strutture per il prelievo, la restituzione e il parcheggio delle bici, simbolo e ossatura dell’intero sistema del bike sharing tradizionale.
Il free floating bike sharing – nome anglosassone del servizio – non ha di fatto bisogno di stalli predefiniti: ciascuna bicicletta ha in dotazione un qr code, con un lucchetto che si sblocca automaticamente nel momento in cui la bici viene noleggiata tramite apposite app sullo smartphone. In quanto totalmente indipendente, dopo l’utilizzo il mezzo può, pertanto, essere prelevato e lasciato ovunque all’interno del perimetro cittadino.

Bike sharing a flusso libero, i vantaggi
Diretta conseguenza di questa caratteristica è l’abbattimento degli ingenti costi iniziali relativi all’installazione di strutture di parcheggio spesso, peraltro, malamente o scarsamente utilizzate. Il free floating bike sharing permette, inoltre, di risparmiare spazio prezioso, altrimenti eroso dagli stalli.

Altro vantaggio, non trascurabile, è strettamente collegato alle più evidenti e percepite cause di fallimento del sistema di bike sharing tradizionale in alcune città italiane: biciclette facilmente soggette a furti o atti di vandalismo, oltre a un servizio lacunoso dal punto di vista della facilità di iscrizione e della gestione del processo.

Fino ad oggi, infatti, la filiera del servizio si è basata su uno sforzo economico da parte delle pubbliche amministrazioni che, affidandosi ad aziende private esclusivamente per l’avvio, si sono ritrovate ad occuparsi della successiva gestione senza le risorse, le competenze e l’attenzione necessaria a un corretto funzionamento.

Bike sharing a flusso libero, una realtà in diverse città del mondo
Grazie ad aziende da milioni di utenti come Bluegogo, Ofo, Mobike e altre realtà più piccole, il bike sharing a flusso libero si sta diffondendo a macchia d’olio nelle maggiori città cinesi -Pechino e Shangai in testa- oltre che negli Stati Uniti, Regno Unito e Singapore.

In Europa, la compagnia tedesca Nextbike ha sviluppato un sistema ibrido, che affianca alle strutture tradizionali la possibilità di lasciare la bicicletta dove si desidera. Il nuovo sistema è al momento attivo a Colonia e in altre città della Germania.

In Italia, la start up barese Geteasybike sta portando il bike sharing a flusso libero nel capoluogo pugliese. Esperimento testato dagli studenti del Politecnico, il servizio mette a disposizione un’applicazione scaricabile da smartphone, con una mappa interattiva per individuare la posizione delle bici disponibili e un social network per stringere amicizia e scambiarsi informazioni utili fra ciclisti.

Da più parti, insomma, la rivoluzione sembra essere iniziata offrendo un’opportunità in più a tutti coloro che, aspirando a muoversi in città in modo sostenibile, cercano alternative al mezzo privato. Il tempo ci dirà se saremo in grado di coglierla e, soprattutto nel nostro Paese, in quale misura.

Tratto da: http://www.ehabitat.it/2017/04/10/bike-sharing-a-flusso-libero/
 

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