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Acquedotti astigiani: niente allarmi, tutto normale ... PDF Stampa E-mail
Lunedì 01 Ottobre 2012 07:13

di Alessandro Mortarino.


Il nostro articolo della scorsa settimana ha contribuito ad aprire un minimo di dibattito attorno alla situazione che lega il comprensorio nucleare di Saluggia e il campo pozzi dell'Acquedotto del Monferrato, bacino fondamentale dell'approvvigionamento idrico degli astigiani (e degli alessandrini e, parzialmente, dei torinesi). Una situazione che non presenta nuovi rischi, ma uno standard di assoluta "normalità". Zeppa di rischi ...

Nel nostro articolo avevamo cercato, con estrema obiettività, di presentare la situazione esattamente per come risulta dalle dichiarazioni dei soggetti pubblici che hanno il compito di gestire e monitorare il delicato equilibrio che da anni minaccia la sorgente dell'Acquedotto del Monferrato. Ci interessava, infatti, capire se nuovi allarmi paventati da recenti articoli giornalistici fossero reali; da quanto "ufficialmente" (e per iscritto) ci è stato raccontato, possiamo stare tranquilli: nessun nuovo pericolo.

Solo un "normalissimo standard" di pericoli noti da anni ed irrisolti.
Già, perchè il "normalissimo standard" è in realtà una situazione che potremmo paragonare ad una persistente brace che un soffio di vento potrebbe - facilmente - trasformare in incendio.

E' "normalissimo standard", infatti, che acqua radioattiva venga rilasciata da anni nella Dora (entro i limiti di legge, ovviamente ...).

Che un deposito radioattivo allo stato liquido conviva a monte del più grande deposito di acqua del Piemonte.

Che radioattività in eccesso sia presente nei terreni e nelle falde superficiali della zona (ricordiamolo: per ora non all'interno della rete dell'acquedotto ...).

Che una delle due vasche di stoccaggio di questi liquidi radioattivi presenti già una concentrazione così elevata da non consentire il deflusso controllato nella Dora.

Che un'azienda "di Stato" sia stata, da anni, incaricata di allontanare i residui della sbornia nucleare italiana, individuando un sicuro deposito nazionale di stoccaggio (una sorta di bara ...) e fino ad ora non abbia trovato alcuna sede idonea (e, nonostante ciò, è bene non dimenticarci che il precedente Governo "non Tecnico" aveva proceduto nel riaprire l'era nucleare nel nostro Paese, prontamente stroncata dal suffragio dei cittadini attraverso il referendum dello scorso anno).

Che secondo il Dipartimento di Stato degli USA i prossimi decenni saranno caratterizzati da fenomeni bellici e di terrorismo internazionale particolarmente dettati dalla necessità di garantirsi l'accesso all'acqua potabile, elemento sempre più prezioso. In ogni parte del mondo.

E' una "normalità".
A noi pare una grave eccezione.
Che non ha, al momento, alcuna possibilità di essere risolta.

Ecco perchè non dovremmo accettare che un grave pericolo possa essere "digerito" come un "normalissimo standard". Oggi più che mai, dato l'enorme bacino di utenza che le "acque che nascono a Saluggia" raggiungono dopo la faticosa opera di interconnessione fra gli acquedotti astigiani.
Siamo (in tanti) in una stessa barca e non possiamo permetterci di fare "come gli struzzi" o come le tre scimmiette simboliche. Prevenire è meglio che curare, ammoniscono i medici, e nel nostro caso a fronte di un grave rischio occorrono interventi decisi.

I controlli, ci dicono, ci sono e sono continui. Ma la situazione è immobile. Ora Ato Astigiano Monferrato e Acquedotto del Monferrato hanno richiesto la convocazione straordinaria del tavolo tecnico costituito in Regione: sarebbe bene che i cittadini sorvegliassero la situazione e chiedessero agli Enti interessati di non limitarsi a garantire il "normalissimo standard" ma ad andare oltre, individuando le soluzioni al problema non il semplice controllo.

A chi mi chiedeva "ma allora se non ci sono nuovi allarmi, perchè preoccuparsi ?", spero di avere risposto ...
(E mi auguro che non vi siano dubbi sul fatto che la normalità sia ben altra cosa !).
 

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