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Servizio o Spirito di Servizio ? PDF Stampa E-mail
Domenica 23 Settembre 2012 20:13

di Andrea Sacco, Comitato Acqua Pubblica Torino.


In questi anni di Movimento dopo aver riconquistato le parole Diritto (ben oltre il Bisogno) e Beni Comuni ho iniziato a vedere con luce diversa la parola Servizio. Sono anni che ci occupiamo di Servizi, ma abbiamo una comprensione intima della parola ?
Certo è immediato il discorso gestionale, di assetto aziendale, arriviamo a riconoscere facilmente l'erogazione di Servizio di beni essenziali, di prima necessità ...

Credo poter tracciare un sentiero grezzo per andare ancora oltre, ovvero: Servizio ha una valenza di subordinazione, da servo, servitù. Direi che soprattutto è questa l'ottica con la quale ci approcciamo quotidianamente al termine.
Ma abbiamo perso tutto un universo di idee e concetti legati al termine, ovvero tutti i significati collegati a serbare e potenziati ulteriormente dal prefisso con: CONSERVARE.
Serbare ovvero custodire, conservare intatto, proteggere.

Credo fortemente sia questo il legame saldo che deve guidare la nostra riflessione di difesa dei Beni Comuni attraverso i Servizi, al fine della loro CONSERVAZIONE per le generazioni future.

Da questo deve, intendo proprio dovere, conseguire la cultura e l'educazione che attiene a questa visione, ovvero l'educazione allo Spirito di Servizio.

Solo sviluppando e facendo nostro questo spirito potremo davvero fare la differenza rispetto al contesto attuale.
Esplicito: solo facendo nostro lo Spirito di Servizio (ovvero rivolto alla conservazione dei Beni per le future generazioni) potremo affrontare degnamente la gestione dei Servizi piuttosto che dei beni comuni - Res Publica - in un modo nuovo e altro dal presente.
Ancor più esplicito: senza questa premessa non credo che apporteremmo sostanziali modifiche rispetto al modello imperante che combattiamo da tempo e penso soprattutto alla nostra ampia proposta di partecipazione e per i servizi pubblici locali e per la partecipazione alla politica, sia essa interna (chi un giorno si candiderà) sia esterna, restando cittadino attivo.

L'esperienza bellissima di questi anni mi fa affermare che questa cultura è più sviluppata tra i cittadini, non mi riferisco solo a noi attivi dei diversi movimenti, ma anche alle cittadine e cittadini che abbiamo incontrato in anni di banchetti in piazza, piuttosto che agli amministratori pubblici o delegati, comunque sempre con i dovuti distinguo.

Reputo interessante dibattere a riguardo e approfondire un sentiero da me appena appena abbozzato.
 

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