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Una piazza di Asti e il nostro diritto all'acqua pubblica PDF Stampa E-mail
Domenica 17 Giugno 2012 09:30

Ore 18.30 di martedì 12 giugno. Siamo ad Asti, nella centralissima piazza San Secondo.
Densi nuvoloni annunciano un imminente temporale che si immagina già epocale: acqua cadrà dal cielo.
Una cinquantina di persone iniziano a srotolare manifesti, bandiere, striscioni; li appoggiano a terra ma carte e tessuti sembrano non volerci stare mentre una grande bandiera della pace inizia a veleggiare suggestivamente, seguita a ruota da decine di stendardi che inneggiano ai referendum dello scorso anno: simboli di una "altra acqua" che pare volere sfidare le regole della fisica e della natura per ascendere verso il cielo ...

Ore 18.45: come se un preordinato disegno volesse attuarsi, il vento si ferma proprio mentre le nostre persone iniziano a disegnare con i loro corpi un cerchio. Le nuvole osservano, i passanti anche e molti bimbi fermano i loro giochi con quella punta di invidia che solo loro possono comprendere quando un gioco più grande si affaccia alle loro curiosità.

Lorenza inizia a scandire alcune parole a voce alta: pare una liturgia. Tutti gli altri le ripetono, imitandone il timbro salmodiante.
Altre parole e altro eco, sempre più rapsodico. I volti si accendono e si confondono con le parole stesse.
Una parola troneggia alta e maestosa, pare lei la regina dell'occasione: ACQUA.


Poi il cerchio si spezza e, a coppie, i nostri protagonisti si sparpagliano rapidi per la piazza e le vie circostanti. Fermano i passanti di corsa e le mamme e i nonni in relax sulle panchine.
Uno offre un sorso d'acqua, l'altro ripete il breve testo.
La gente, le gente "normale", coglie il messaggio e alla fine fa domande, si indigna, interroga: "cosa possiamo fare ?".

E' questa una breve sintesi dell'improvvisato e colorato "flash mob" organizzato dalla Rete delle 67 organizzazioni aderenti al Comitato Astigiano a favore delle Acque Pubbliche per sollevare l'attenzione di tutti sulla salvaguardia della gestione pubblica dei nostri acquedotti, a distanza di un anno dalla vittoria dei due referendum popolari e nel pieno di una grave disapplicazione delle volontà chiaramente espresse dai cittadini italiani.

Questo il breve testo che i "cittadini spogliati dei loro diritti" hanno voluto proporre, usando una forma di linguaggio "fisico" a cui non siamo particolarmente abituati e che si è invece dimostrato di particolare intensità ed efficacia:

Posso offrirle un sorso d'acqua ?
Ne approfitti: potrebbe essere l'ultimo. Le spiego il perchè.

Il 12 e 13 giugno circa 27 milioni di italiani hanno vinto due referendum per sostenere che l'acqua deve essere gestita da soggetti pubblici perchè non è una merce qualunque ma un diritto essenziale per la vita di tutti noi e non può esserci, quindi, profitto dalla vendita dell'acqua potabile !

Il 12 e 13 giugno del 2011 ... esattamente un anno fa.

E cosa è accaduto dopo questa straordinaria vittoria della democrazia e dei cittadini ?
Nulla.

Anzi, peggio: l'esatto contrario.

- Molti Sindaci italiani stanno permettendo che investori privati entrino nella gestione dei nostri acquedotti. Disponiamo già di meno acqua, il clima sta cambiando e nel futuro chi gestirà l'acqua da bere vorrà decidere a chi darla e a quale prezzo !

- I più grandi gestori del Nord Italia (Iren, A2A, Hera ... società già quotate in Borsa e con bilanci complessi) vogliono unirsi per creare una unica enorme azienda. Che nessun Sindaco e nessun cittadino potrà più controllare !

- La nuova Authority appena creata vuole semplicemente cambiare nome a quella "remunerazione del capitale investito" che uno dei due referendum ha sancito essere illecito.

- Nelle nostre bollette continua ad essere calcolato il profitto del gestore del nostro acquedotto (e noi paghiamo !) ...

Quindi beva questo ultimo sorso.

Ma se vuole riservarne un po' per suo figlio o suo nipote, non stia a guardare e agisca, faccia come noi: chieda che la Democrazia sia rispettata e sia chiara e trasparente.

Come l'acqua ...


(Ah, ovviamente le nuvole sono state talmente colpite dalle gesta di quel colorato gruppo di "sfidanti" che, alla fine, neppure una goccia di pioggia ha guastato l'evento. Il rispetto dell'acqua per l'acqua è cosa sacra ...).
 

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