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La parola ai candidati Sindaci di Asti/2 PDF Stampa E-mail
Sabato 06 Maggio 2017 19:58



Questa settimana pubblichiamo le risposte ai nostri due quesiti pervenute da Massimo Cerruti, Angela Motta e Angela Quaglia, mentre restiamo in attesa di quelle di Maurizio Rasero e Biagio Riccio ...

Le risposte di Cerruti, Motta e Quaglia si aggiungono a quelle già ricevute e pubblicate di Beppe Passarino e Beppe Rovera (http://www.altritasti.it/index.php/altri-t-asti/3071-la-parola-ai-candidati-sindaci-di-asti1).

Nel frattempo le organizzazioni ambientaliste astigiane Circolo Legambiente Gaia di Asti, Circolo Legambiente Valtriversa, Cittadinanzattiva – Tribunale per i Diritti del Malato, FIAB, LIPU di Asti, Movimento Stop al Consumo di Territorio e Osservatorio del Paesaggio hanno deciso di organizzare un incontro pubblico con i candidati a Sindaco di Asti per poter meglio comprendere le rispettive politiche in campo ambientale per il futuro governo della Città di Asti.
L'incontro si terrà giovedì 11 maggio alle ore 21 presso la chiesa del Gesu' nel complesso del Michelerio, sede del Museo Paleontologico Territoriale dell'Astigiano.
Per facilitare il confronto e permettere anche a chi non legge i programmi elettorali delle singole liste di comprendere le politiche in campo ambientale dei Candidati, le organizzazioni ambientaliste hanno predisposto un elenco di dieci domande, di cui sette a risposta "chiusa" e tre a risposta "aperta" e le hanno sottoposte ai Candidati, richiedendo loro di restituire il questionario compilato entro il 9 maggio.
Durante l'incontro dell'11 maggio verranno lette le risposte chiuse e verrà dato spazio ai Candidati per illustrare le risposte aperte.
Grazie anche a questo contributo di riflessione sui temi ambientali sarà senz’altro possibile da parte della cittadinanza astigiana poter acquisire informazioni utili per l’espressione del proprio voto.


Ecco intanto le articolate risposte inviateci da Massimo Cerruti, Angela Motta e Angela Quaglia:

DOMANDA n° 1
Inquinamento atmosferico urbano: Asti è fuorilegge da anni per gli sforamenti del valore limite giornaliero per la protezione della salute umana dal Pm-10. Noi riteniamo che risolvere questo grave pericolo debba essere la priorità essenziale della prossima amministrazione.
Per intervenire occorre un progetto strategico che tocchi tutta la città, la mobilità urbana, l'intera dimensione della comunità. E allora domandiamo ai candidati Sindaci se sono d'accordo con questa nostra visione prioritaria e come intendano muoversi nei primi 100 giorni del loro eventuale mandato (nel senso di "cosa faranno in termini concreti").


MASSIMO CERRUTI

Non abbiamo nessuna bacchetta magica ed è chiaro che il problema dell’inquinamento atmosferico astigiano è strutturale. Due sono sicuramente le principali cause che ci portano a superare i limiti di soglia troppe volte in un anno e rendere alcune strade in alcuni orari davvero irrespirabili per i pedoni:
- la mancata riqualificazione energetica dei condomini
- il traffico veicolare
Per il primo punto la risposta è chiara e semplice, la nostra visione è quella di incentivare i lavori di riqualificazione energetica dei fabbricati (primi fra tutti quelli pubblici), con interventi diffusi sui palazzi e con costi che si possano ripagare direttamente in bolletta. Questi interventi se abbinati a un fondo rotativo che la Banca locale potrebbe finanziar,e sarebbero interventi a costo iniziale zero per i condomini e comporterebbero un vantaggio nel tempo, economico e ambientale. Oltre ad incidere in modo strutturale sull’inquinamento si potrebbe quindi rivitalizzare un tessuto di aziende locali e di artigiani nel settore dell’edilizia piegati dalla crisi pur se dotati di grandi competenze
La questione delle auto è sicuramente un tema più complicato. Per ridurre l’inquinamento atmosferico dovuto alle auto occorre per forza ridurre il numero di auto circolanti.  
Si possono certamente utilizzare elementi migliorativi collegati all’innovazione e alla tecnica, come tessuti assorbenti antismog cui pensiamo per le pubblicità, oppure a vernici catalitiche che depositate sulle pareti degli svincoli o dei palazzi possono contribuire ad abbattere gli inquinanti (un metro quadro di tali vernici può ridurre l’inquinamento di 80 metri cubi d’aria). Allo stesso tempo si può chiedere all’agricoltura di darci una mano: se lungo le strade di accesso alla città e di fianco all’autostrada venissero piantate due-tre file continue di essenze come i pioppi cipressini, anche questo potrebbe contribuire a ridurre le emissioni che arrivano nelle nostre case. Il contributo dell’agricoltura pensiamo sia vitale non solo in questo settore, perché l’agricoltura è prima di tutto salute e con chi cura il nostro territorio dovremo parlare e collaborare per i prossimi cinque anni.
La quantità di verde in città poi va senz’altro aumentata, magari anche decostruendo alcune zone, non basta dire stop al consumo del territorio dovremo iniziare una fase in cui riappropriarsi di alcune zone verdi che ora sono cementificate. Allo stesso modo come pensiamo di sperimentare tappeti erbosi assorbenti anche come elementi di decoro urbano o a semplici edere che possano rivestire alcuni fabbricati, migliorandone se brutti l’impatto visivo e garantendo un abbattimento naturale degli inquinanti.
Un disegno complessivo delle piste ciclabili, che ad oggi non sono sempre sicure e sembrano a volte disegnate da un folletto dispettoso, sicuramente potrebbe incidere positivamente aumentando le persone disposte a muoversi in bici, ma per questo serve una progettazione chiara e competente sul punto. A livello nazionale come movimento abbiamo già fatto sbloccare dei fondi e pensiamo che questo vada fatto il più possibile.
Aumentare la zona pedonale poi senz’altro può e deve essere un obiettivo, da definire anche su grande scala. Occorrono però iniziative di rivitalizzazione del tessuto urbano che parte dall’arredo urbano e arriva agli spazi, ai negozi e all’arte diffusa. Asti ha bisogno di più cultura e bellezza nelle piazze, finora si è pensato solo all’interno dei palazzi. Serve potenziare il trasporto pubblico, penso alle scuole, ha senso che i genitori stiano davanti alle scuole con le macchine e facciano respirare ai figli quest’aria irrespirabile? Secondo noi no. Per questo serve ripensare a servizi di scuolabus obbligatori e dove possibile di pedibus, gestito seriamente, con soggetti qualificati che possano accompagnare gli studenti. La nostra idea è di una città verde ma serve una decisione collettiva, cooperativa  e diffusa per questo sul tema del traffico ma anche su altri temi; pensiamo a una cosa molto semplice: dare la parola ai cittadini.
Resta però il nodo delle auto circolanti. La rivoluzione della mobilità va fatta, ma con un referendum consultivo in cui i cittadini potranno esprimere al loro voce. Ci sono esempi in tal senso, basta copiarli bene. Questo possiamo pensare di garantire nei primi cento giorni: dare la parola ai cittadini. Metodo che pensiamo di applicare per tutto il nostro mandato elettivo. Per questo servirà l’appoggio e la collaborazione di tutta la città, delle associazioni e degli agricoltori che la tengono viva e che in questi anni hanno portato avanti importanti lotte per la difesa del territorio. Poi, in funzione della scelta che i cittadini - votando - faranno, potremo decidere quale parte del piano di miglioramento della qualità dell’aria dovrà essere portato avanti. Di sicuro questa sarà una priorità cui nessun governante della città potrà sottrarsi.



ANGELA MOTTA
Occorre avviare da subito l’ampliamento della zona a traffico limitato e promuovere forme di mobilità alternativa. Sotto questo profilo è molto importante sbloccare il riutilizzo delle linee ferroviarie minori promosso dalle associazioni ambientaliste, che ha coinvolto Asp e Comune di Asti nella formazione dell’apposito tavolo tecnico che sta operando con grande efficacia. In questi mesi ho lavorato come consigliere regionale per sensibilizzare la Regione Piemonte rispetto a questa tematica e sono ottimista sul futuro di questa opportunità. Per quanto riguarda le piste ciclabili sono stata tra coloro che hanno indotto la Regione a finanziare gli studi di fattibilità per la ciclovia dell’Unesco e assumere l’impegno di finanziare il relativo progetto. Nell’ambito di questo progetto sono contemplati anche alcuni importanti tratti di pista ciclabile all’interno della Città di Asti, finalizzate a collegare i “moncherini” di pista ciclabile esistente e a garantire un percorso protetto per le due ruote capace di collegare la zona sud alla zona nord della Città.
E’ importante che i ciclisti abbiano la possibilità di transitare su percorsi protetti in tutta la città. Il collegamento della pista ciclabile in zona ovest (ospedale-piazza Amendola) con la pista della zona est (Pilone-stazione Fs) non risolverà invatti la carenza di comunicazione tra la zona nord, la zona sud e il centro della Città: la realizzazione di questo collegamento richiede scelte coraggiose di limitazione al traffico veicolare per consentire il reperimento degli spazi su cui insediare i percorsi ciclabili.


ANGELA QUAGLIA
La qualità ambientale sta a cuore anche a noi di Cambiamo Asti e verrà attentamente monitorata in modo costante. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che il problema delle polveri sottili e di quelle ultra sottili dipende certamente ma non esclusivamente da fattori locali e che la diminuzione dell’inquinamento non può essere raggiunta con l’impegno di un’unica città.
Nel nostro programma abbiamo previsto una significativa pedonalizzazione del centro storico, previa realizzazione di parcheggi interrati; mezzi pubblici più piccoli e a basse emissioni (meglio se elettrici) ma con corse più frequenti, almeno in centro città; la realizzazione del terzo ponte sul Tanaro e di una bretella di collegamento sud-ovest che alleggerisca il traffico parassitario nella parte sud della città.
Nei primi cento giorni imposteremo le azioni necessarie al raggiungimento di questi obiettivi.


DOMANDA N° 2
Il progetto strategico riguarda anche il Piano Regolatore: Asti ne ha uno obsoleto in vigore dal 2000, che ipotizzava una città con oltre 127 mila abitanti a fronte dei poco più di 77 mila odierni. L'importante censimento realizzato dal Comune a seguito delle istanze del nostro Movimento Stop al Consumo di Territorio, ci dice che la popolazione cittadina è aumentata di poco più di 4 mila residenti negli ultimi 12 anni e che le abitazioni attualmente sfitte "palesi" (perchè il dato delle "seconde case" è molto elevato: sono oltre 6 mila) è pari a 1.786 alloggi vuoti; sarebbero in grado di garantire un tetto ad altri circa 4 mila residenti. D'altra parte il dato demografico storico è molto chiaro e lo ricordiamo noi: nel 1971 i residenti in Asti erano 76.151, un migliaio in più di oggi ...
Dunque domandiamo a tutti i candidati Sindaci se intendono, sempre nei primi 100 giorni del loro mandato, provvedere a una "moratoria" che interrompa il PRGC in vigore e avvii il percorso di formazione di un nuovo piano urbanistico generale.


MASSIMO CERRUTI

Fermare il consumo del suolo è sempre stata una delle nostre priorità. Come movimento riteniamo anche serva una linea nuova sulla gestione dell’Urbanistica. La scelta di pianificazione della città deve essere locale e politica, il più possibile partecipata. La gestione successiva però siamo convinti dovrebbe essere sempre più affidata a un’autority nazionale che abbia una dotazione tecnica e informatica di livello. L’attuale situazione che ci obbliga a gestire montagne di carte e che può portare, pur con regole identiche, soluzioni anche molto diverse tra comune e comune e a volte anche tra tecnico e tecnico che esamina la pratica, va decisamente superata. Serve un processo di digitalizzazione totale degli archivi e su questo occorrerà investire, se non sappiamo cosa abbiamo in casa diventa difficile decidere.
Nello specifico il piano regolatore andrà sicuramente rivisto, la città non ha certo bisogno delle attuali volumetrie previste e non raggiungerà mai le previsioni di abitanti che vi erano contenute. Servirà anche qui però sentire la voce dei cittadini e fare molta attenzione nello scrivere nuove regole perché i dettagli generano spesso problemi infiniti. Sicuramente la linea dovrà essere quella di riqualificare il centro e ridurre le volumetrie senza consumare nemmeno un metro quadro di suolo aggiuntivo, anzi possibilmente riducendo l’attuale occupazione di edifici pubblici e privati. Pensiamo ad alcuni contenitori vuoti che in parte potrebbero essere riconvertiti a verde o alla gestione delle aree a standard per cui dovremo pensare a qualcosa di nuovo e partecipato con i cittadini. Al contempo dovremo trovare il modo di semplificare la vita alle aziende che vogliono investire, le regole devono essere chiare ma il percorso per rispettarle non deve essere ad ostacoli.
Ancora una volta poi pensiamo al mondo agricolo con loro dovremo pensare di progettare una nuova città più verde, sana e sicura e anche e soprattutto a loro pensiamo come interlocutori per riprogettare la città.
Sebbene la necessità di case popolari sia sempre pressante, per non cadere nell’errore di consumare suolo, occorrerà innanzitutto fare un approfondimento sullo stato del patrimonio immobiliare pubblico e privato non utilizzato ed istituire un tavolo permanente tra Comune, Agenzia territoriale per la casa, Associazioni, Cooperative, Demanio, Cassa depositi e prestiti, Enti religiosi, proprietari di alloggi occupati o in disuso e grandi possessori di case (banche, assicurazioni, grandi imprese edili) stabilendo rapporti di collaborazione con i diversi interlocutori e proponendo accordi con i proprietari immobiliari per la creazione di opportunità abitative.
Analogamente, si dovrà procedere con l’istituzione di un apposito Fondo Garanzia e possibili intese con i proprietari dei tantissimi appartamenti vuoti per incentivare l'offerta di affitto con contratti concordati con il comune, garanzie e/o sgravi a vantaggio dei proprietari che affittano e la promozione di possibili accordi con i proprietari privati di immobili invenduti per far fronte a domanda di case e nello stesso tempo proteggere il territorio.


ANGELA MOTTA

E’ un tema che mi sta molto a cuore, tanto è vero che in Regione sono tra i sostenitori e promotori della nuova legge regionale contro il consumo di suolo che tutelerà in maniera “blindata” le aree agricole. Coerentemente con questa linea, da sindaco avvierò subito la revisione del piano regolatore per renderlo a zero consumo di suolo, utilizzando e aggiornando il censimento degli immobili vuoti.
Nel periodo transitorio il comune dovrà utilizzare tutta la discrezionalità e le leve in suo possesso per evitare comunque nuove compromissioni di aree non ancora edificate.


ANGELA QUAGLIA
Noi crediamo che Asti abbia abitazioni a sufficienza per l’attuale popolazione. Il dato sugli alloggi sfitti e il crollo dei prezzi di mercato delle case sono la concreta testimonianza che l’offerta è superiore alla domanda. Per questo riteniamo che non sia più necessario rilasciare nuove concessioni edilizie ed utilizzare suolo vergine. Da subito, un importante aiuto al settore edile può venire, ad esempio, dalle ristrutturazioni e dal recupero dei fabbricati esistenti, sia per ragioni di decoro che per obiettivi di contenimento energetico. Occorre prima di tutto completare i cantieri esistenti, finendo di costruire quelle case che per ragioni economiche sono rimaste a metà, creando disordine e senso di abbandono in alcune zone della città.
Ma la nostra città, situata a pochi km di distanza da Torino, Alessandria e  Genova può diventare la città della residenza e del buon vivere: la città, cioè, in cui si può decidere di venire ad abitare per la qualità della vita, la bellezza del paesaggio e il patrimonio storico-culturale. In tale contesto, e nella consapevolezza che nessun imprenditore penserebbe di investire in altre costruzioni, sommandole  alle tante già costruite e invendute, crediamo che l’Amministrazione, più che bloccare rigidamente e totalmente il PRG debba facilitare e favorire il recupero e la ristrutturazione dell’esistente, riservando un occhio di riguardo soltanto ai modesti ampliamenti richiesti in territorio frazionale per rendere funzionale a due famiglie l’utilizzo, ad esempio, di uno stesso fabbricato agricolo.  
Questo al fine di fermare il progressivo spopolamento delle zone rurali, con pesanti conseguenze anche sulla tenuta del territorio.



 

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