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Abbattere quegli alberi: un errore PDF Stampa E-mail
Lunedì 03 Aprile 2017 19:17


di Mario Malandrone.

Domenica mattina all'alba è iniziato l'abbattimento di pioppi cipressini in Piazza D'Armi ad Asti. Alcuni abitanti si sono lamentati di questo abbattimento che lunedì mattina stava proseguendo. Quell'area che dal 2004 ha visto una nuova pianificazione e molte costruzioni, ha pochissimi alberi e poco verde come gran parte della zona est della città ...

Le motivazioni portate dagli assessorati competenti sono state da una parte una nuova viabilità (marciapiedi e pista ciclabile), dall'altra lo stato di salute degli alberi. A osservare la piazza non c'è certo da andare fieri di un progetto urbanistico di dubbia bellezza, un enorme "non luogo" che però è storia vecchia e risale al 2004, poi rilanciato nel 2013.
Una pianificazione che sa di colata di cemento e quartiere alienante, i luoghi che lo contraddistinguono sono al più caserme e supermercati sul fronte di Viale Pilone. Parlare di scelte passate oggi suona fuori tempo, ma si sa che con l'edificazione arrivano gli oneri e su come spenderli, o come investirli in opere, la scelta è stata fatta negli stessi modi in tutti questi anni e il taglio di quegli alberi sa molto di ubriacatura da oneri di urbanizzazione.

La seconda giustificazione relativa agli alberi malati non è per nulla convincente: non solo non lo erano, ma i pioppi cipressini sono autoctoni e possono vivere fino a 300 anni. Ci dicono che ne pianteranno altri, più adatti: questo non toglie illogicità ambientale alla scelta di abbatterli.
Nessuna prova di uno stato di salute precario, nessuna perizia prima di decidere!

L'attuale giunta aveva già in passato promesso che nel caso di abbattimenti sarebbero stati coinvolti, per valutarne l'opportunità, gli organi professionali e le associazioni ambientaliste. Non solo questo non è avvenuto, ma un cartello dava come motivazione lo stato di salute degli alberi.

Inoltre nelle varie discussioni con decisori e con operatori in cantiere si è citato spesso il non essere adatti al posto.
Sarebbe meglio precisare che il pioppo cipressino raggiunge anche i 300 anni di età, è molto resistente all’inquinamento urbano, inoltre non sembra particolarmente soggetto a malattie o attacchi di parassiti e non produce quella infiorescenza causa di fastidiosissime allergie.
Data la sua caratteristica resistenza agli inquinanti, viene spesso utilizzato per mascherare stabilimenti industriali, come barriere antinquinanti, frangivento, per far ombra e a scopo ornamentale per grandi viali, strade o lungo i canali fluviali.
Il suo legno, di scarsa qualità, non permette utilizzi degni di nota, se non quello della produzione della carta.

Questa scelta di non inglobare, visto che lo spazio c'è, l'alberata in un progetto di riqualificazione dell'area denota che dal 2004 al 2017 chi ha pensato a urbanizzazioni non ha mai tenuto conto del valore ambientale degli alberi. In un periodo storico in cui la consapevolezza ambientale è cresciuta tra i cittadini, pare manchi ancora tra gli amministratori, gli operatori economici, le associazioni di costruttori e cooperative che lavorano su quell'area.

Quell'area poteva essere pensata diversamente o ripensata, potevano essere fatti la pista ciclabile e i marciapiedi e si potevano liberare quegli alberi dall'asfalto, ma si è preferito andar giù di motosega. Altro errore clamoroso è la comunicazione: i tempi dell'abbattimento, le motoseghe hanno iniziato a tagliare all'alba di una domenica mattina.

Si sa che, come diceva Rino Gaetano, "Fabbricando case ci si sente più veloci e più leggeri" e quindi attenzione all'ambiente, alla comunicazione sono inutili appesantimenti.

Crediamo sia urgente un mondo politico più attento, più adeguato ai tempi, che metta in primo piano l'ambiente e la vivibilità.
 

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