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Il ritorno dell'Agrivillage ? PDF Stampa E-mail
Domenica 26 Febbraio 2017 21:23


A cura del Movimento Stop al Consumo di Territorio Astigiano.

"Ricominciamo" di Adriano Pappalardo e forse meglio "Ancora tu" (ma non dovevamo rivederci più ...) di Lucio Battisti potrebbero costituire la colonna sonora del progetto faraonico di Agrivillage, di cui venimmo a conoscenza nel 2008, quando a uno degli ideatori dell’outlet del prodotto agroalimentare, Luca Bastagli Ferrari, venne conferito il fantastico riconoscimento del Mattone d’oro ...

Seguirono nel tempo, fra i vari articoli e dichiarazioni pro e contro, un’affollata assemblea cittadina nel 2011, dove presero parola rappresentanti di associazioni agricole, di artigiani e commercianti e una raccolta firme sottoscritta da 2.000 cittadini che esprimevano la loro contrarietà all'insediamento di nuovi centri commerciali in città con particolare riferimento a quello previsto dal progetto di Agrivillage.

Per chi ancora non conoscesse di cosa si sta parlando: si tratterebbe della cementificazione di una superficie di 180.000 mq (18 ettari, all'incirca un'area pari a oltre 25 campi di calcio) in Val Rilate, attualmente a seminativi e prato, visibilissima dalla terrazza antistante la chiesa di Viatosto, notevole esempio di romanico, meta delle passeggiate di molti astigiani e turisti. Tutto questo per un insediamento commerciale che riproporrebbe un finto villaggio monferrino all'interno del quale si troverebbero "prodotti tipici", che inizialmente avrebbero dovuto essere della zona, per poi arrivare ad essere più genericamente "tipici italiani". Invitiamo comunque a leggere i vari articoli pubblicati su Altritasti, che se ne occupa da anni (potete digitare la parola “agrivillage” nel motore di ricerca dalla home page).

L'amministrazione in carica non si è mai detta chiaramente contraria né favorevole; in questi anni ci sono stati probabilmente diversi ripensamenti nel merito. L'ultima notizia risale al 2015, quando in Comune venne attivato un tavolo tecnico che avrebbe dovuto valutare se il format di "palcoscenico agroalimentare" per la promozione delle produzioni del nord ovest avesse le caratteristiche della Grande Distribuzione Organizzata (come a suo tempo avevano affermato gli esponenti del Movimento Stop al Consumo di Territorio, non invitati al tavolo tecnico) oppure si potesse ritenere un "ensemble" di piccoli esercizi commerciali e quindi rientrare tra i parametri autorizzativi previsti dal vigente Piano del Commercio cittadino.

Ovviamente (perché da noi si usa così) siamo rimasti in attesa di conoscere le risultanze delle ricognizioni del Tavolo Tecnico, di cui però non abbiamo più saputo nulla (è stato convocato? Quante volte? Chi ne faceva parte? I movimenti cittadini contrari al progetto senz'altro no, malgrado le rassicurazioni dell'Assessora Parodi in un'intervista dell'ottobre 2010; e comunque: che cosa si sono detti i componenti?).

In ultimo, quando ormai il percorso dell'attuale Giunta sta volgendo al termine, dopo la sofferta decisione di tornare sui propri passi per l'esecuzione del progetto del Teleriscaldamento – fortemente osteggiato da vari movimenti di cittadini e da parte dell'opposizione - pensavamo proprio che la "palla" di Agrivillage fosse stata lasciata da parte, data l'evidenza che se i grandi progetti che modificano l'aspetto della città e il cui impatto è prevedibilmente importante sul paesaggio, non sono condivisi dalla popolazione risultano fallimentari.

E invece ... voilà ...: dal capiente cilindro della Giunta, esce una delibera, datata 21 febbraio 2017, in cui si stabilisce “di dare mandato al Sindaco […] di attivare nuovamente l'accordo di programma finalizzato al riconoscimento della localizzazione L.2 Loc. Val Rilate, ai sensi dell'art.14 della D.C.R. n. 563 – 13414/1999 come modificata dalla D.C.R. n. 191-43016/2012, secondo le procedure stabilite con LA D.G.R. n. 45-6097/2013 e di disporre che le valutazioni, gli approfondimenti e la nuova attivazione della procedura debbano essere svolti nel minor tempo possibile e, comunque, non oltre 60 giorni".

Cosa significa “accordo di programma” ? L'accordo di programma è una convenzione tra enti territoriali mediante la quale le parti coordinano le loro attività per la realizzazione di opere, interventi o programmi di intervento. Il Comune di Asti, nel caso dell'Agrivillage, nel giugno dello scorso anno ne aveva proposto l’attivazione coinvolgendo tre soggetti: Regione Piemonte, Provincia di Asti e Città di Asti e l'11 gennaio di quest'anno la Regione ha avviato il procedimento. Ma pochi giorni fa la società proponente (la AIR srl di Asti) ha prospettato una nuova soluzione viabilistica diversa da quella precedentemente riportata nella proposta, il che ha generato la conclusione del procedimento dell’accordo di programma da parte della Regione e, ora, la riproposizione del procedimento da parte della Giunta comunale, rivolta anche agli altri due Enti. La Giunta ha, però, anche disposto che le valutazioni, gli approfondimenti e la nuova attivazione della procedura debbano essere svolti nel minor tempo possibile e, comunque, non oltre 60 giorni.

Urgenza massima, dunque. Ma l'insediamento non è squisitamente commerciale ? E non cozza profondamente con il Piano commerciale vigente nel Comune di Asti ?

E quindi, ancora una volta ci teniamo a dire che un'eventuale realizzazione del progetto Agrivillage presenta vari aspetti negativi: impatto sull'ambiente, inteso dal punto di vista paesaggistico – estetico ma anche maggiori emissioni di CO2, impermeabilizzazioni di suolo, ulteriore svuotamento del centro cittadino (e Asti di questo non ha proprio bisogno). E a chi dirà che rappresenterà una spinta all'economia e che porterà a nuova occupazione ci sentiamo di dire che la nostra economia ha bisogno di sostegno alle produzioni che ci sono già, che il nostro villaggio monferrino è diffuso in tutte le nostre bellissime colline, che non abbiamo bisogno di un outlet tipo quello di Serravalle Scrivia (mutuato per il genere agrolimentare)  per andare a fare la spesa o per imparare a come nutrirci in modo sano, e che il lavoro che potrà generare sarà quello importato dalla piccola distribuzione che sarà sempre più indebolita davanti a una concentrazione di esercizi commerciali come quella prevista, o che al massimo nuova occupazione sarà quella retribuita con i voucher ...
E scusate se è poco !

Resta, inoltre, poco chiaro come una società (la AIR srl) dalla limitata forza finanziaria possa garantire un investimento privato da 50 milioni di euro che era stato inizialmente proposto da una diversa società (ora scomparsa dalla scena) e che avrebbe dovuto essere “gemella” di  molte altre riproduzioni del “format” in differenti aree d'Italia. Di tutti quei progetti, ne è rimasto solo uno in piedi, nel Veneto. Avrebbe dovuto sorgere a Meolo (Venezia), ma alcune criticità sollevate da quella amministrazione comunale l'ha poi spinta nel paese confinante di Musile di Piave (Treviso).
Negli ultimi mesi quel progetto ha conosciuto parecchi problemi, tanto che lo studio di progettazione incaricato dai proprietari (la Proteco), che aveva realizzato i primi due stralci, ha fatto sapere di non aver visto un euro per il lavoro e farà causa ai promotori (fonte: http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/10/25/news/agrivillage-centro-commerciale-ancora-in-cerca-di-finanziatori-1.14307280).

Chi ha indagato sul mega progetto veneto ha anche scoperto l'esistenza di un sistema di "scatole cinesi" che protegge gli investitori (se ci sono) di questo Agrivillage. Alla fine della catena, chi tiene il bastone di comando è una società iscritta al registro delle imprese di Londra con capitale sociale una sterlina (fonte: http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2016/10/27/news/la-societa-da-una-sterlina-al-timone-dell-agrivillage-1.14318168).

Forse sarebbe opportuno domandarsi, anche ad Asti, quali garanzie reali offrano i proponenti di un progetto così ampio, controverso, inviso alla cittadinanza e alle stesse forze economiche locali ?
 

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