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Un'altra narrazione PDF Stampa E-mail
Sabato 24 Dicembre 2016 10:06


di Carlo Sottile.

Alcuni militanti del Coordinamento Asti Est, incluso chi scrive, insieme a dodici famiglie sfrattate senza alternativa abitativa, hanno “occupato” nel lontano 2010 l’edificio della ex mutua di via Orfanotrofio. L'idea di fare un uso sociale di un edificio di proprietà pubblica, vuoto da quattro anni, è stata realizzata, scontando denunce e processi (ancora aperti), al prezzo di un rapporto mai risolto con i direttori dell’Asl e con i sindaci della città. Un rapporto che questi ultimi hanno sempre tenuto sull’orlo di una drammatizzazione ...

Un dispositivo di controllo, a ben vedere. Cosi sono venute le ordinanze di sgombero non eseguite ma brandite come una clava, le residenze prima negate poi concesse, l’accesso ai servizi sempre negoziato (in ultimo negato quello all’energia elettrica), la sistematica e strumentale confusione tra aspetti sociali e aspetti giudiziari della “occupazione”.

A dispetto di tutto ciò e nonostante il carattere non residenziale dell’edificio, in quel luogo di via Orfanotrofio le dodici famiglie hanno ricostruito la loro domiciliarità, fissato il centro dei loro legami sociali e dei loro bisogni di vita. Sei bambini sono venuti al mondo proprio lì, mentre altri venti più grandicelli hanno portato nella scuola dell’obbligo l’immagine di “quella casa”.

Inoltre, prima che l’ostinata ostilità delle istituzioni prevalesse, i protagonisti di quella esperienza hanno ospitato in quell’edificio attività culturali e ludiche senza scopo di lucro, hanno regalato alla città momenti di teatro, musica e lettura fuori dai gusti correnti e dalle imposizioni del mercato. Davvero temerario definire tutto questo “fenomeni di occupazione abusiva” (il Sindaco).

Le intenzioni dei protagonisti di quella esperienza, dichiarate pubblicamente ancorché confermate dai fatti, sono state sistematicamente respinte dalle istituzioni; dal Comune in particolare, che non ha voluto coglierne il valore e il senso. Certo, richiedevano di uscire dall’ordinaria amministrazione e dalla cultura politica dominante. Ossia: più diritti di cittadinanza e partecipazione popolare, meno legalitarismo e filantropia; più valorizzazione sociale della proprietà, meno valorizzazione mercantile della stessa.

Insomma, dalla parte del Comune la sistematica conferma della legge 80/2014, votata in Parlamento dai committenti politici del sindaco Brignolo, dell'assessore ai servizi sociali Vercelli, della giunta. Vale a dire la criminalizzazione della povertà, nonché la fine della edilizia residenziale pubblica e il rilancio del mercato immobiliare (edifici di social housing per il ceto medio impoverito).

La conferenza stampa a porte chiuse dei giorni scorsi è stata l'ennesima conferma di questo orientamento e della impunità di cui al momento dispongono i suoi fautori. L'unico “occupante” di via Orfanotrofio che si è presentato all'appuntamento con i giornalisti è stato respinto. I militanti del Coordinamento, informati dell'incontro da un “delatore”, non si sono fatti vedere per non essere sopraffatti dal disgusto. Così, l'edificio di via Orfanotrofio è stato venduto ad un “prezzo congruo” (il direttore dell’Asl). Il privato acquirente, di cui è stata nascosta l’identità (?), lo trasformerà in casa di riposo. L’illegalità delle famiglie “occupanti” sarà finalmente rimossa con il trasferimento, coatto se necessario, delle famiglie in un centro di accoglienza nuovo di zecca, in viale Pilone. Gli uffici dismessi dei “lavori pubblici” saranno ristrutturati in “24 posti letto”, servizi igienici e mensa in comune, lo stesso modulo del Maina, “quanto di più lontano da una sistemazione definitiva” (l’assessore ai lavori pubblici), “polmone” o “circuito normale” per risolvere “una per volta” le situazioni di emergenza abitativa (il Sindaco).

Nessuno di lor signori ha ovviamente avvertito che le uniche case di riposo che offre oggi il mercato sono quelle per ricchi. Così in città ne avremo una sontuosa, con un marketing regionale, e un’altra, quella storica e pubblica, perennemente sull’orlo del fallimento.

Certo, nessuno ha indossato le vesti del “cinico immobiliarista” (la direttrice dell’Asl), ma il buon cuore mostrato nella conferenza stampa è risultato davvero inopportuno e le prestazioni dell’ufficio casa del Comune sono risultate positive solo perché ne sono stati nascosti i limiti e gli aspetti truffaldini. Come le boccate di ossigeno del naufrago in mare aperto. Insomma ci sono tutte le condizioni per un inasprirsi dell’emergenza abitativa.

Proprio così. Non è una previsione, è una certezza. Infatti la disponibilità di case popolari è già adesso residuale. Mentre scrivo è forse pari a zero. Saranno disponibili i cosiddetti alloggi di risulta (30-40 in 4 anni ?), cioè quelli che si libereranno per morte o trasferimento dell’assegnatario o per uso improprio dell’alloggio, mentre lo stillicidio degli sfratti non accenna a diminuire (gennaio-settembre 2016, 522 richieste di esecuzione, dati Prefettura) e la prossima graduatoria dell’Atc conteggerà più di 900 aspiranti assegnatari, molti di loro al terzo, quarto bando. Saranno tutte queste persone/famiglie che misureranno i miracolosi effetti del “circuito normale” di Brignolo e dei “tempi nuovi” evocati da Vercelli. Auguri vien da dire.

Stupisce infine che alla conferenza stampa non fosse presente l’assessore all’urbanistica. Perché mai, come in questo momento, il problema delle abitazioni è anche un problema urbanistico (che fine ha fatto la previsione di 19 alloggi di erp proprio sullo stabile di via Orfanotrofio ?). Vale a dire un problema in capo al potere pubblico sul regime dei suoli (che fine ha fatto l’inchiesta sugli edifici vuoti ?).

Che senso ha allora nascondere l’identità dell’acquirente, un signore che avrà già discusso con i tecnici dell’assessorato le caratteristiche del nuovo edificio, se non attribuire un ruolo dominante al partito del mattone ?

 

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